Il Volo e la bordata a Bad Bunny: “Dopo un minuto e mezzo ti rompi i cog*ni”**
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Non capita spesso, bisogna dirlo, che un gruppo nostrano abbandoni quella patina di politically correct che solitamente avvolge le promozioni discografiche per lasciarsi andare a un giudizio tanto tranchant. Eppure, ospiti del videopodcast “Supernova” condotto da Alessandro Cattelan, i tre componenti de Il Volo – reduci da diciassette anni di carriera che li hanno visti oscillare tra il trionfo internazionale e le incomprensioni del mercato italiano – hanno rotto gli indugi. L’occasione è stata una riflessione sul fenomeno Bad Bunny, la superstar portoricana che, fresca dell’Halftime Show del Super Bowl 2026, continua a dividere critica e pubblico. È stato il conduttore stesso, Cattelan, ad aprire il vaso di Pandora: confessando di non aver mai compreso fino in fondo “l’attrattiva” dell’esibizione del cantante, nonostante la riconosciuta potenza coreografica dello spettacolo, ha fornito l’assist perfetto a Ignazio Boschetto.
La “stroncatura” e la frecciata al reggaeton
Boschetto, che nel trio rappresenta spesso la voce più impulsiva, non si è trattenuto. “Parli di uno che è al top mondiale – ha sentenziato – ma quando lo senti… mh mh mh mh, dopo un minuto e mezzo ti rompi i cog***ni”. L’imitazione, decisamente poco lusinghiera, del flow dell’artista latino ha subito acceso i riflettori sul momento di tensione creativa all’interno dello studio. Perché se Boschetto procedeva con la sua requisitoria contro quella che lui percepisce come una piattezza ritmica, i colleghi Piero Barone e Gianluca Ginoble hanno tentato un’immediata operazione di “damage control”. Barone, in particolare, ha provato a spostare l’attenzione sulla cifra imprenditoriale del fenomeno, sottolineando come Bad Bunny abbia saputo costruirsi un personaggio capace di diventare “la voce dei latinoamericani in un periodo storico delicatissimo in America”. Un riconoscimento, il loro, che nulla toglie però alla durezza dell’affondo principale: quella musica, a detta del tenore, non avrebbe spessore sufficiente per reggere l’ascolto prolungato.
L’imbarazzo e la lezione tra colleghi
A rendere la scena ancora più surreale, del resto, è stato il tentativo di Gianluca Ginoble di riportare la discussione su un piano di maggiore rispetto professionale. Vedendo Boschetto riprendere a mimare lo stile vocale dell’interprete di “Tití Me Preguntó”, Ginoble lo ha redarguito con una frase che suona quasi come un’antica regola del belcanto: “Non si imitano gli altri artisti”. Una battuta, la sua, che ha messo in luce la frattura interna al gruppo: da un lato la spontaneità di chi dice ciò che pensa senza filtri, dall’altro la consapevolezza di chi sa che certi gesti, in tv, vengono letti come mancanza di classe. Del resto, Il Volo ha sempre sofferto di questo dualismo: amati all’estero per quella voce che in Italia, invece, viene spesso percepita come “virtuosismo sterile” o, peggio, come una colpa da nascondere. E se i fan della star portoricana hanno già invaso i social con messaggi di fuoco, dall’altra parte ci sono i puristi della melodia che, per una volta, si sentono rappresentati.
Il contesto: quando l’estero esalta ciò che qui si deride
Non è un caso, forse, che la polemica esploda proprio mentre Il Volo ripercorre la sua parabola. Nel corso della stessa intervista, i ragazzi hanno speso parole amare nei confronti del mercato italiano, quel luogo dove – a loro dire – il “bel canto” viene preso in giro o etichettato come noioso, mentre oltreoceano viene idealizzato. Ecco quindi che la stilettata contro Bad Bunny assume anche i contorni di una rivalsa generazionale: da una parte il fenomeno globale da miliardi di streaming che, secondo Boschetto, ripete sempre lo stesso ritmo ipnotico; dall’altra la scuola lirica che richiede tecnica e variabilità. Alessandro Cattelan, che pure conduce con la solita ironica disinvoltura, si è trovato per un attimo spiazzato, provando a mediare tra chi chiede profondità armonica e chi difende il fenomeno sociologico. Ma il risultato, alla fine, è stato solo uno: una chiacchierata che ha smosso le acque, dimostrando che in Italia – malgrado tutto – si può ancora dire la propria senza guardare al numero di follower dell’interlocutore.




