Omicidio dell'interprete a Milano, la pista dell'app di incontri e i precedenti violenti
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Redazione Interno
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Sul delitto di Roberto Pietro Guerrino, l'interprete di conferenza di 60 anni trovato senza vita venerdì scorso nel suo appartamento di via Nino Oxilia a Milano, gli investigatori stanno concentrando l'attenzione su una pista che sembra prendere sempre più consistenza: quella di un appuntamento organizzato tramite una piattaforma di incontri online.
I carabinieri – in particolare la compagnia Duomo e il Nucleo investigativo del provinciale – stanno setacciando con minuzia i contatti digitali e gli appuntamenti che la vittima avrebbe fissato nei giorni antecedenti al ritrovamento del corpo, nella convinzione che l'assassino possa essere proprio una di quelle persone conosciute in rete e poi incontrate fisicamente poco prima dell'omicidio.
L'ipotesi, al momento solo una delle tante sul tavolo degli inquirenti, non viene però scartata e anzi si arricchisce di elementi inquietanti, considerato che Guerrino, figura di spicco nel mondo della traduzione simultanea e della mediazione linguistica, non era nuovo a frequentazioni nate in quel modo e, anzi, aveva già avuto in passato esperienze drammatiche riconducibili a dinamiche analoghe.
Denunce e rapine: i precedenti dell'interprete
A gettare ulteriore luce su quanto possa essere accaduto la sera del delitto è un episodio che risale a tre anni fa, quando Guerrino aveva sporto denuncia per una rapina ai suoi danni, commessa da un ragazzo straniero conosciuto, anche in quella circostanza, attraverso un'applicazione di incontri. Il giovane, dopo essere stato invitato nell'abitazione della vittima per consumare un rapporto sessuale, gli aveva sottratto 250 euro; un furto che l'interprete aveva prontamente denunciato alle autorità.
Eppure, a distanza di pochissimi giorni, lo stesso ragazzo si era ripresentato davanti alla porta di Guerrino, quasi a sfidare la protezione che la denuncia avrebbe dovuto garantire, per poi far seguire un terzo episodio – questo sì di ben altra gravità – caratterizzato da una violenza che segnò profondamente la vittima. Questi precedenti, ora al vaglio dei militari dell'Arma, non rappresentano certo una prova ma disegnano un quadro di vulnerabilità e di esposizione a rischi che l'uomo, forse confidando nella discrezione degli ambienti virtuali, aveva più volte sottovalutato.
Le tracce biologiche e il corpo seminudo
Sul corpo dell'uomo, che è stato rinvenuto seminudo e con numerosi colpi inferti al cranio – verosimilmente sferrati dall'individuo con cui Guerrino aveva fissato l'incontro, secondo la ricostruzione che gli inquirenti privilegiano in questa fase – i carabinieri stanno ora conducendo una serrata caccia alle tracce biologiche.
La speranza, coltivata dagli esperti della scientifica, è che la vittima, nel tentativo di opporre resistenza, abbia in qualche modo trattenuto su di sé elementi utili – frammenti di pelle, peli, tracce di saliva – che possano restituire un profilo genetico dell'aggressore e consentire così di risalire alla sua identità.
Le lesioni riscontrate sul cranio, la cui violenza lascia intendere un movente tutt'altro che passionale o estemporaneo, sono state inflitte con un oggetto contundente che al momento non è stato ancora rinvenuto né identificato con certezza, e gli accertamenti autoptici, che proseguono in queste ore, potrebbero fornire indicazioni decisive anche sulla dinamica esatta del confronto.
Le immagini delle telecamere e l'analisi degli incontri digitali
Parallelamente agli esami sul cadavere, gli investigatori stanno visionando con attenzione i filmati dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati che insistono nella zona di via Oxilia, nella speranza di intercettare i movimenti di chi si è recato nell'appartamento di Guerrino nelle ore precedenti al delitto e poi si è allontanato, magari con fare frettoloso o comunque sospetto.
La mole di immagini da analizzare è notevole, e a essa si aggiunge lo scrutinio dei dati digitali: le conversazioni, le chat, gli scambi di messaggi e le geolocalizzazioni che le piattaforme di incontri lasciano come traccia, spesso involontaria, di ogni contatto. La difficoltà, per gli inquirenti, risiede nel distinguere, tra i tanti appuntamenti che l'interprete aveva probabilmente programmato, quale sia stato quello fatale; e se, come sembra, la vittima avesse l'abitudine di incontrare persone conosciute in rete con una certa frequenza, il lavoro di filtraggio si annuncia lungo e complesso.
Di certo, l'attenzione degli uomini del Nucleo investigativo resta puntata sulla possibilità che l'assassino sia un uomo che Guerrino aveva già contattato tramite l'app e che, questa volta, ha trasformato un incontro a sfondo sessuale in un agguato mortale, forse con l'intento di rubare o forse per ragioni ancora tutte da chiarire.




