Il delitto di via Oxilia, il precedente del 2023 e la caccia alle tracce biologiche sul corpo dell’interprete

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Milano. Tre anni fa, Roberto Pietro Guerrino, l’interprete di fama internazionale poi trovato senza vita nel suo appartamento di via Nino Oxilia, si era presentato in caserma per denunciare una circostanza che oggi, agli inquirenti, appare come un sinistro antecedente. Aveva raccontato di un ragazzo straniero, conosciuto su un’app di incontri e invitato a casa sua per consumare un rapporto sessuale, che gli aveva portato via 250 euro.

Quel giovane, nonostante la denuncia, era tornato dopo pochi giorni a bussare alla sua porta; e poi c’era stato un terzo episodio, quello più violento, quando un altro ragazzo – rivelatosi poi un complice del primo – era entrato nell’appartamento e lo aveva picchiato, costringendolo a uscire per prelevare contanti al bancomat. È in questo contesto di rischi legati agli incontri generati dalle piattaforme digitali che si muovono ora i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, alle prese con l’omicidio del sessantenne, il cui corpo è stato rinvenuto seminudo in un bagno di sangue.

L’ipotesi della difesa e la speranza delle tracce biologiche

La speranza degli investigatori, in queste ore, è che la vittima – la quale indossava ancora indumenti femminili quando è stata trovata riversa a terra – abbia avuto un sussulto, un cenno di reazione prima di soccombere alla furia omicida. Se così fosse, il corpo di Guerrino potrebbe conservare tracce biologiche decisive per risalire all’assassino: elementi come frammenti di pelle o capelli, finiti sotto le unghie durante un tentativo di parare i colpi, che verrebbero ora setacciati dalla Scientifica.

L’analisi di queste minute prove, insieme all’autopsia disposta dal pm di turno, rappresenta al momento una delle piste più concrete per dare un nome a chi ha incontrato quella sera fatale. L’uomo che ha varcato la porta dell’abitazione di via Oxilia, infatti, non ha lasciato segni di effrazione, il che suggerisce che sia stato fatto entrare volontariamente, probabilmente dopo una conversazione avviata su una delle applicazioni che Guerrino era solito frequentare, come Grindr o Romeo.

La scena del delitto e l’arma del killer

All’interno del piccolo bilocale, quello che gli occhi dei primi soccorritori hanno visto è stata una scena di una violenza spropositata: il corpo colpito ripetutamente al cranio e al volto, con una ferocia che lascia intendere un raptus omicida scaturito forse da una lite, forse da una richiesta di denaro rifiutata dopo un rapporto.

Gli agenti della Scientifica hanno repertato diversi oggetti pesanti macchiati di sangue, tra cui alcune statuette che raffigurano Buddha – un particolare che ha un peso specifico nelle indagini, dato che Guerrino si era avvicinato a questa fede negli ultimi anni.

L’ipotesi più accreditata è che il killer abbia afferrato uno di questi soprammobili, forse una statuetta di pietra, usandola come un’arma improvvisata ma letale; colpire più volte con un oggetto del genere, lasciandolo poi insanguinato sul pavimento del salotto, racconta di un accanimento che va oltre la semplice rapina.

E proprio la rapina è una delle direttrici lungo le quali si sta sviluppando l’inchiesta: dall’appartamento, infatti, sono spariti il portafogli, lo smartphone e il computer della vittima, oggetti che per l’assassino potrebbero rappresentare sia un bottino immediato sia un modo per cancellare le proprie tracce digitali.

L’allarme dell’ex compagno e il setaccio tecnologico

A dare l’allarme è stato l’ex compagno di Guerrino, che nonostante la loro relazione fosse finita circa quindici anni fa, manteneva con lui un contatto quotidiano; da venerdì sera, però, il telefono dell’interprete era rimasto inesorabilmente muto. Temendo il peggio, l’uomo ha avvertito una parente della vittima residente a Milano, la quale, dopo aver provato invano a citofonare, ha fatto intervenire i vigili del fuoco: questi sono entrati usando le chiapi che Guerrino, per abitudine, lasciava a una vicina di casa.

Ora, mentre si scandagliano le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona (nonostante una di quelle pubbliche, puntata proprio sull’ingresso del palazzo, fosse risultata purtroppo malfunzionante), l’attenzione si concentra sui tabulati telefonici e sulle chat delle app di incontri.

Ai gestori delle piattaforme verrà formalmente richiesto l’accesso ai dati, nella speranza che gli ultimi messaggi scambiati possano rivelare l’identità dell’individuo con cui Guerrino aveva fissato l’appuntamento che poi gli è costato la vita – un appuntamento che, sebbene nato con altre intenzioni, si è concluso nel sangue nel quartiere NoLo, a due passi da piazzale Loreto.

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