Il ritorno di Julian Assange

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, è finalmente tornato a casa. Dopo un travaglio giudiziario durato 14 anni, Assange è tornato in Australia, un uomo libero. La sua liberazione è avvenuta grazie a un accordo con il governo degli Stati Uniti, che ha richiesto il suo riconoscimento di colpevolezza.

Il ritorno a Canberra

Assange è atterrato a Canberra, in Australia, dopo cinque anni di carcere. Al suo arrivo, è stato accolto calorosamente dalla moglie Stella Moris e dai suoi familiari. La folla lo ha accolto con applausi e grida di "bentornato a casa". Assange ha alzato il pugno in segno di saluto verso i giornalisti presenti.

La conferenza stampa

Nonostante la sua liberazione, Assange non ha ancora parlato in pubblico. La sua prima conferenza stampa si è tenuta senza di lui. Sotto lo choc esistenziale di una libertà riconquistata dopo quattordici anni kafkiani, Assange parlerà più avanti, "quando vorrà lui", perché "ha bisogno di riprendersi", come ha detto la moglie avvocata Stella.

La reazione dei media

La notizia della liberazione di Assange non è stata data risalto da molti giornali. Alcuni giornalisti hanno interpretato il patteggiamento con gli Stati Uniti come una confessione di colpevolezza. Peter Gomez, in una diretta sull'argomento, ha difeso Assange e definito i giornalisti che hanno gridato "vergogna" per la sua liberazione, "servi del potere". Ha spiegato che Assange ha semplicemente fatto il suo dovere di grande valore, cioè quello che le società democratiche chiedono di fare ai giornalisti: i cani da guardia del potere.

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