I baffi di duchamp e le scarpe false della Nike: due storie di contraffazione a confronto
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Redazione Interno
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C’è un curioso filo rosso, per quanto sottile e accidentato, che lega l’arte d’avanguardia del primo Novecento alle recenti operazioni della Guardia di Finanza nel Milanese. Nel 1919 il pittore dadaista Marcel Duchamp, con un gesto che qualcuno ha definito un atto di sfregio e altri, invece, una paradossale forma di nobilitazione, prese la riproduzione fotografica della Monna Lisa – il celeberrimo capolavoro di Leonardo da Vinci – e le impresse un paio di baffi, accompagnati persino da una barbetta alla d’Artagnan. Quella era, in fondo, una “falsificazione d’autore”: un’operazione concettuale che giocava con l’originale per sovvertirne il significato.
Il marchio imperfetto che ha fatto scattare l’allarme
Tutt’altra sostanza, invece, assume la vicenda emersa dalle indagini dei finanzieri della Compagnia di Paderno Dugnano, coordinati dalla Procura della Repubblica di Milano. Il primo elemento che ha fatto scattare le verifiche – un dettaglio quasi invisibile a un occhio disattento – è stato il riscontro di piccole imperfezioni, sia nella struttura del marchio che nella sua grafica, su alcune calzature poste in vendita in un negozio di Cusano Milanino. Da quel minuscolo indizio, gli investigatori hanno cominciato a dipanare una matassa ben più complessa, scoprendo una ramificata rete internazionale dedita all’importazione e alla distribuzione, in Italia, di scarpe recanti il falso marchio Nike.
Dalla Turchia alla Germania, fino agli scaffali italiani
Le calzature, va detto, non erano certo prodotti di bassa lega. Al contrario, presentavano un elevatissimo standard di contraffazione, tanto da renderle particolarmente appetibili e da trarre agevolmente in inganno il consumatore medio. Il prezzo al dettaglio, infatti, era del tutto coerente con quello di listino ufficiale: chi acquistava non aveva alcun motivo immediato per sospettare un raggiro. Le scarpe venivano prodotte in Turchia – dove l’amministratore delle due società manifatturiere è già stato condannato per frode aggravata a Bakirkoy – e successivamente spedite a un hub logistico in Germania, dal quale venivano poi smerciate in tutta Europa, compresa l’Italia. Nel nostro paese, le migliaia di paia sequestrate (si parla di oltre cinquemila) erano finite sugli scaffali accanto ai modelli più esclusivi del marchio sportivo.
I reati contestati e l’importatore sotto inchiesta
Nei giorni scorsi, all’esito delle attività investigative della Guardia di Finanza, la Procura di Milano ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti del soggetto che aveva importato e distribuito quelle merci contraffatte. Le accuse formulate a suo carico sono pesanti: si parla di ricettazione, nonché di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi. Non si tratta, in altre parole, di una semplice violazione amministrativa, ma di un vero e proprio anello di una filiera criminale transnazionale, capace di muovere ingenti volumi di merce. Resta ora da vedere quali sviluppi giudiziari prenderà la vicenda, mentre i baffi di Duchamp continuano a sorridere, ironici e impuniti, dalla loro riproduzione d’inizio Novecento.




