La strage mancata nel ristorante di Bisceglie: Angelo Pizzi, il cameriere ucciso al posto del titolare
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Giovedì 30 aprile 2026, un agguato a volto coperto ha trasformato una tranquilla serata nella “Spaghetteria n. 1” di via Gramsci, a Bisceglie, in una scena da film noir, con il sangue che ha macchiato il pavimento del locale della provincia Bat. Angelo Pizzi, 62 anni, incensurato e dipendente esemplare, ha pagato con la vita un errore di mira, trovandosi fatalmente lungo la traiettoria dei colpi che – secondo la prima, allarmante ricostruzione dei inquirenti – erano destinati a un altro bersaglio: il titolare del ristorante stesso. È accaduto tutto in pochi secondi, quelli che due sicari hanno impiegato per fare irruzione, estrarre le pistole e scaricare circa quindici proiettili senza alcuna esitazione, seminando il panico tra i commensali presenti in sala.
La dinamica dell’esecuzione e il caso voluto
Le modalità dell’esecuzione non lasciano spazio a dubbi sulla premeditazione: i due aggressori, con i volti accuratamente coperti, sono entrati nel ristorante con un unico, micidiale obiettivo. Hanno esploso i colpi in rapida successione – una vera e propria raffica d’arma da fuoco – ma nel mirino non c’era il cameriere sessantaduenne bensì il gestore del locale, una figura che gli investigatori della Dda di Bari stanno analizzando con attenzione. La vittima, che non aveva precedenti penali e che con tutta probabilità stava semplicemente svolgendo il proprio dovere tra un tavolo e l’altro, si è trovata per un atroce scherzo del destino a intercettare i proiettili, diventando un bersaglio involontario. Subito dopo l’azione, i killer si sono dati alla fuga nel caos generale, abbandonando la scena del crimine senza curarsi dei feriti.
L'inchiesta della Dda e il possibile legame con la criminalità organizzata
Sul posto, i rilievi della sezione scientifica dei carabinieri sono stati minuziosi: ogni bossolo, ogni impronta e ogni angolo del ristorante di Bisceglie è stato setacciato dalle forze dell’ordine, coordinate dalla locale tenenza insieme al nucleo investigativo. La salma di Angelo Pizzi è stata sottoposta a sequestro per gli accertamenti medico-legali, mentre gli inquirenti cercano di dare un volto e un nome ai due assassini, sfuggiti al primo controllo delle telecamere di videosorveglianza della zona. Nonostante l’orrore del momento e la presenza di numerosi clienti rimasti miracolosamente illesi – seppur sotto choc – la pista principale resta quella dell’errore materiale, anche se non si esclude che dietro l’agguato ci sia una regia più ampia.
Il precedente del delitto Scavo e la scia di polvere da sparo
Un tassello che potrebbe rivelarsi decisivo per la svolta delle indagini è il possibile collegamento con un altro omicidio di sangue, avvenuto a distanza di soli undici giorni. Gli investigatori stanno vagliando con attenzione la connessione tra la sparatoria di questa sera e l’uccisione di Filippo Scavo, il quarantaduenne assassinato a colpi di arma da fuoco lo scorso 19 aprile all'interno di una discoteca sempre nel territorio di Bisceglie. Quell'episodio – avvenuto in un contesto di movida e ancora avvolto nel mistero – sembrava essersi raffreddato, ma la scia di polvere da sparo che riemerge nelle stesse strade a distanza di così poco tempo fa ipotizzare un regolamento di conti in corso o una guerra per il controllo del territorio. I pubblici ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia non hanno confermato ufficialmente il nesso, ma l'incrocio dei tabulati telefonici e delle immagini dei due eventi è già in corso, nella speranza di intercettare un movente comune che faccia luce su questa ennesima tragedia della cronaca nera pugliese.




