Litorale, sequestrate dai Nas 156 confezioni di conserva a rischio botulino

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Nel corso di un’ispezione lungo la fascia costiera sud della provincia, i carabinieri del Nas di Latina hanno messo i sigilli a 156 barattoli di conserva vegetale: prodotti, questi, realizzati in un’azienda agricola locale senza il rispetto delle procedure di autocontrollo – quelle stesse procedure che, come spiegano gli stessi inquirenti, rappresentano l’unico argine contro la proliferazione del clostridium botulinum. Il batterio, va ricordato, trova terreno fertile proprio nelle preparazioni casalinghe o artigianali sottoposte a una sterilizzazione inadeguata; e la tossina che ne deriva, pericolosissima per l’uomo, può svilupparsi in silenzio, senza alterare in modo evidente il gusto o l’odore del contenuto. L’inosservanza dei protocolli, insomma, trasforma un semplice barattolo in un potenziale veicolo di avvelenamento, e i militari dell’Arma hanno voluto interrompere tempestivamente la catena di distribuzione.

Frutta e verdura senza tracciabilità, sequestro da 3 tonnellate in provincia

Non è finita qui, perché la stessa operazione dei Nas di Latina ha portato alla luce un secondo fronte di illegalità alimentare, ben più consistente: quasi tremila chilogrammi di prodotti ortofrutticoli – frutta e verdura di vario genere – sono stati sequestrati in quanto del tutto privi di tracciabilità. Un controllo, quello appena effettuato, che si inserisce in una strategia più ampia volta a prevenire la diffusione del virus dell’Epatite A, dopo che alcuni casi recenti erano stati segnalati in un’area compresa tra il basso Lazio e la Campania. L’intera filiera alimentare è stata passata al setaccio: l’obiettivo, condiviso dagli organi preposti, è garantire che ogni prodotto destinato alle tavole possa essere ricondotto a una origine certa e, quindi, a standard igienici verificabili. Dove manca questa certezza, spiegano gli investigatori, aumenta esponenzialmente il rischio di infezioni a trasmissione fecale-orale come l’epatite A.

Contrasto all’Epatite A: nei guai tre pescherie di San Giorgio a Cremano

Più a sud, invece, tra le province di Napoli e quella già menzionata di Latina, la situazione è diventata talmente concreta da alterare le tradizioni culinarie locali. A San Giorgio a Cremano, per esempio, diverse famiglie hanno dovuto rinunciare alla zuppa di cozze del Giovedì Santo e alle cene pasquali: i controlli straordinari alla filiera ittica, effettuati per arginare la diffusione dell’epatite A, hanno infatti coinvolto tre pescherie, finite nei guai a seguito di verifiche congiunte. A coordinare l’intervento è stato il comando di polizia municipale locale, guidato dal comandante Gabriele Ruppi con il suo nucleo Antidegrado, in stretta sinergia con la Capitaneria di Porto di Portici e con i medici veterinari dell’ASL NA3Sud – in particolare quelli del dipartimento Igiene Alimenti di Origine Animale. Nessun dettaglio ulteriore sui singoli illeciti contestati, ma è chiaro che l’attenzione resta focalizzata sulla rintracciabilità del pesce e dei molluschi, spesso veicoli silenziosi del virus.

Maxi sequestro del Nas nella provincia di Latina: bloccati 3mila chili

Per restare al quadro complessivo delle operazioni, i carabinieri del Nas di Latina hanno dunque intensificato i controlli a tutela della salute pubblica proprio alla luce dei recenti episodi infettivi che hanno interessato l’area tra le due regioni. Ne è derivato un maxi sequestro di circa tremila chili di prodotti ortofrutticoli sprovvisti di qualsiasi documento utile a risalire al produttore o al paese d’origine – una cifra, quest’ultima, che si aggiunge simbolicamente ai 156 barattoli sequestrati per il rischio botulino. Le ispezioni lungo il litorale, condotte in modo capillare, dimostrano come la filiera del cibo possa nascondere criticità profonde, laddove l’autocontrollo aziendale viene eluso o, peggio, deliberatamente ignorato. I militari dell’Arma hanno già trasmesso i verbali all’autorità giudiziaria, e i titolari dell’azienda agricola finita nel mirino dovranno rispondere delle violazioni accertate. La lezione, per chi opera nel settore, è implicita: senza sterilizzazione adeguata e senza tracciabilità, il confine tra conserva alimentare e potenziale pericolo per la collettività diventa sottilissimo.

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