Referendum giustizia, l'Anm chiede rispetto e il fronte del no organizza gli incontri
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Redazione Interno
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Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi, pur provenendo da una corrente di centro-destra, ha levato la sua voce, pacata ma ferma, contro ciò che definisce un clima di attacchi pretestuosi. «Non pensavo di dover fare il presidente dell’Anm per difendere la libertà d’opinione», ha dichiarato, riferendosi a quelle accuse, perfino denunce, rivolte a magistrati che hanno semplicemente espresso il proprio punto di vista sul referendum costituzionale in programma. Una presa di posizione che, al di là delle correnti interne, segnala una tensione percepita come inedita attorno alla consultazione popolare.
Il fronte del no si mobilita in Toscana
Nel frattempo, la campagna per il no alla riforma prosegue con una serie di iniziative sul territorio, organizzate dal Movimento 5 Stelle regionale. A Rosignano Solvay, così come nelle altre province toscane, si tengono incontri pubblici per discutere le implicazioni della riforma, presentate non come una critica ideologica ma come un’analisi strutturale. Secondo gli organizzatori, la riforma indebolirebbe il Consiglio superiore della magistratura, dividendo le funzioni dei magistrati e riducendone i poteri attraverso meccanismi, come sorteggi e nomine, che aumenterebbero il controllo della maggioranza politica del momento. Viene sottolineato, con particolare forza, il rischio di un legame più stretto tra giudici e potere politico, il quale produrrebbe una pressione indiretta anche senza ordini espliciti: un magistrato, consapevole di dipendere da organi più politicizzati, potrebbe sentirsi meno libero nell’agire su casi considerati sensibili.
Il cuore tecnico della riforma
La posta in gioco del referendum, il cui voto è atteso per il 22 e 23 marzo salvo eventuali rinvii legati a ricorsi, è di portata costituzionale. La modifica principale riguarda il Titolo IV della Carta e punta a una netta separazione delle carriere tra i magistrati che giudicano e quelli che esercitano la funzione requirente, ovvero la pubblica accusa. A questa divisione corrisponderebbe la creazione di due distinti organi di autogoverno: il Consiglio superiore della magistratura giudicante e il Consiglio superiore della magistratura requirente, un modello che trova applicazione in alcuni Paesi europei ma che, secondo i critici, introdurrebbe nel sistema italiano elementi di frammentazione e di influenza politica.
Le incertezze sul calendario
Sullo sfondo rimane l’incertezza sulla data definitiva della consultazione. Parodi, da parte sua, ha precisato che l’Anm, pur non essendo stata promotrice della raccolta firme per il referendum e avendo mantenuto un ruolo di osservatore, si sta preparando per la scadenza fissata. «Noi ci stiamo regolando come se si dovesse votare come è stato stabilito il 22», ha affermato, aggiungendo che un eventuale rinvio non dipenderebbe dall’associazione. Una dichiarazione che ribadisce la posizione istituzionale dei magistrati, pronti a ogni scenario ma estranei alle decisioni sul calendario, mentre il dibattito pubblico continua ad accendersi tra posizioni spesso distanti e talvolta, come lamentato dallo stesso Parodi, poco rispettose della libertà di espressione.




