Referendum giustizia, il ministero scrive all'Anm sui fondi del “No”
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Redazione Interno
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La tensione politica in vista dell'appuntamento referendario del 22 e 23 marzo, un voto che chiamerà i cittadini a esprimersi sulla riforma della giustizia voluta dal governo e in particolare sulla separazione delle carriere dei magistrati, registra un'ulteriore impennata dopo l'ultimo atto firmato dal ministero della Giustizia. Il capo di gabinetto di via Arenula, Giusi Bartolozzi, ha infatti inviato una lettera al presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi, sollevando quello che viene definito un potenziale conflitto di interessi e chiedendo, di fatto, massima trasparenza sui flussi finanziari che alimentano la campagna per il fronte del “No” -2-9.
L'oggetto della discordia, come si evince dal documento partito dagli uffici del ministro Carlo Nordio, riguarda nello specifico i fondi raccolti dal Comitato “Giusto dire No”, espressione diretta dell'Anm e attore principale, assieme ai partiti di opposizione, della mobilitazione contraria alla riforma. Nell'atto ispettivo che ha originato la richiesta, un'interrogazione parlamentare depositata nelle scorse settimane, si faceva riferimento a dichiarazioni pubbliche del segretario generale dell'Associazione, secondo cui il comitato avrebbe incassato contributi volontari da migliaia di cittadini -1-2. Ed è proprio su questo punto che si concentra l'attenzione del ministero: l'opportunità, come si legge nella missiva, di rendere noto alla collettività l'elenco di questi privati sostenitori, al fine di fugare ogni possibile ombra circa la provenienza delle risorse.
Il nodo del conflitto di interessi e l'atto ispettivo
La richiesta del dipartimento guidato da Bartolozzi non è, naturalmente, un ordine perentorio – non essendoci alcuna potestà gerarchica del ministero sull'associazione privata dei magistrati – ma è una sollecitazione formale affinché sia la stessa Anm a valutare l'opportunità di un gesto di trasparenza. Il ragionamento sotteso alla lettera, e ripreso dall'interrogazione del deputato di Forza Italia Enrico Costa – che aveva sollevato la questione per primo –, è articolato e si basa sulla natura peculiare del Comitato “Giusto dire No” -1-9. Il legame tra quest'ultimo e l'Associazione nazionale magistrati è, del resto, piuttosto stretto: lo statuto del comitato prevede che lo stesso dia attuazione alle direttive del Comitato direttivo centrale dell'Anm, che la sede legale coincida con quella dell'associazione e che il presidente Parodi stesso sia componente del direttivo -9.
Da qui il timore, espresso nell'atto di sindacato ispettivo, che si possa creare una situazione ibrida e potenzialmente imbarazzante. Se l'Anm, in quanto tale, finanzia già il comitato con fondi propri – provenienti dalle quote associative dei magistrati –, l'eventualità che privati cittadini versino ulteriori contributi apre uno scenario più complesso. Il punto, sollevato con forza dall'interrogazione parlamentare, è quello dell'eventualità concreta in cui un magistrato iscritto all'Anm si trovi, nell'esercizio delle sue funzioni, a giudicare una causa che veda coinvolta una persona che ha finanziato il comitato per il No: ci si chiede se in quel caso l'imparzialità del giudizio potrebbe essere garantita o se non sorgerebbe l'obbligo di astensione -9.
Le reazioni politiche e l'accusa di intimidazione
L'iniziativa del ministero, letta dagli uffici di via Arenula come un atto dovuto a tutela della credibilità della giustizia e della terzietà dei giudici, ha immediatamente scatenato la reazione veemente delle opposizioni. Il Partito Democratico, in particolare, ha interpretato la richiesta come un vero e proprio atto di intimidazione nei confronti dell'Associazione nazionale magistrati, un tentativo di metterla sotto scacco in piena campagna referendaria. La segretaria dem Elly Schlein, del resto, aveva già da tempo impostato la sua strategia di comunicazione sulla difesa dell'autonomia della magistratura, che a suo dire sarebbe messa a rischio dalla riforma -6. Da qui l'insorgere del partito, che parla apertamente di "proscrizione" nei confronti dell'Anm, leggendo la mossa del ministero non come una richiesta di trasparenza, ma come una pressione politica volta a condizionare il dibattito pubblico e a gettare ombre sul fronte del “No” a pochi giorni dal voto.
La posizione dell'Anm e le dichiarazioni di Parodi
Dall'altro lato della barricata, il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi, si trova ora a dover gestire una richiesta che mette l'associazione in una posizione delicata. Parodi, che in passato aveva respinto con fermezza le accuse relative a presunti finanziamenti da parte di soggetti organizzati come i sindacati, ribadendo che i fondi del comitato provengono esclusivamente da contributi dell'Anm e da piccole donazioni volontarie di cittadini, dovrà ora confrontarsi con la sollecitazione formale del ministero -8. L'Anm, dal canto suo, si era già distinta per una raccolta fondi interna finalizzata a sostenere la campagna per il No, una mobilitazione che aveva visto destinare risorse ben più cospicue a questa battaglia referendaria rispetto ad altre iniziative benefiche, un dato che aveva sollevato più di una perplessità in ambienti vicini alla maggioranza -5. La risposta di Parodi alla lettera di Bartolozzi, che dovrà bilanciare la difesa dell'autonomia associativa con il principio di trasparenza invocato dal ministero, è attesa nei prossimi giorni e sarà cruciale per capire se il clima di tensione potrà attenuarsi o se, al contrario, siamo solo all'inizio di una nuova, aspra polemica.




