La Camera penale di Catanzaro replica all'Anm, il ministero smentisce accordi sul referendum
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Redazione Interno
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La querelle, scaturita da una nota della sezione calabrese dell'Associazione Nazionale Magistrati e diffusamente rilanciata dagli organi d'informazione, riguarda la presunta promozione del "sì" nel referendum sulla giustizia all'interno degli istituti scolastici. Una circostanza che, se confermata, avrebbe sollevato non poche perplessità circa la neutralità delle istituzioni in una campagna di voto. A intervenire tempestivamente, per chiarire quella che definisce un'equivoco di fondo generatore di confusione mediatica, è stata la Camera Penale di Catanzaro, la quale ha pubblicato un comunicato integrale volto a arginare derive speculative.
Il progetto "Il diritto di avere diritti"
Al centro della controversia si trova proprio un'iniziativa formativa denominata "Il diritto di avere diritti", rivolta agli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori e organizzata in collaborazione con un soggetto denominato Osservatorio Miur. Secondo quanto riportato da alcune ricostruzioni, all'interno del materiale progettuale si sarebbero potute trovare attività promozionali a sostegno della riforma che prevede la separazione delle carriere dei magistrati. Una circostanza che, inevitabilmente, ha attirato i riflettori sulle reali finalità dell'evento e sulla legittimità di simili interventi in ambito scolastico.
La netta smentita del Ministero
A tagliare corto su ogni polemica è giunto, in modo perentorio, il Ministero dell'Istruzione e del Merito. Con una dichiarazione ufficiale, l'amministrazione guidata da Giuseppe Valditara ha definito la notizia "una bufala", specificando come non esista alcun protocollo di intesa con la Camera Penale di Catanzaro per attività legate al referendum. Il ministero, nel ribadire la propria estraneità al progetto, ha inoltre chiarito un punto fondamentale: l'Osservatorio Miur citato negli atti non è un organo ministeriale, bensì una struttura interna all'associazione degli avvocati penalisti. Una distinzione non di poco conto, che rimette in gioco le responsabilità e l'autonomia dei promotori.
Le repliche e il quadro normativo
La vicenda, al di là delle smentite incrociate, solleva interrogativi più ampi sui confini tra informazione, formazione e propaganda in contesti delicati come quello scolastico, specialmente in periodi di campagna elettorale o referendaria. Se ne erano viste di simili, peraltro, in passato, con iniziative di cronaca nera che dalle aule dei tribunali approdavano nelle aule di scuola per discutere di processi e riforme, sempre mantenendo un difficile equilibrio. La Camera Penale, dal canto suo, aveva già precedentemente precisato la natura della propria iniziativa, definendola "iniziativa interna", cercando così di sottrarla al dibattito pubblico e politico. Resta il fatto che, in assenza di un formale coinvolgimento del ministero, la palla passa alla responsabilità diretta degli organizzatori e alla trasparenza dei contenuti effettivamente proposti agli studenti.




