Pirelli, Prysmian, Ferragamo e Brembo: i big del made in Italy premiati da S
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Redazione Economia
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La sostenibilità, nel linguaggio della finanza, non rappresenta più soltanto un orpello comunicativo o una leva reputazionale, bensì una variabile strutturale in grado di condizionare l’accesso al credito, la resilienza delle filiere e la percezione del rischio da parte degli investitori istituzionali. In questo quadro si inserisce l’edizione 2026 del Sustainability Yearbook di S&P Global, la pubblicazione annuale con cui l’agenzia di rating internazionale seleziona le realtà con le migliori performance in ambito ESG – ovvero ambientale, sociale e di governance – sulla base dei risultati ottenuti nel rate Sustainability Assessment (CSA) dell’anno precedente. Tra le migliaia di imprese scrutinate a livello globale, alcune eccellenze italiane hanno conquistato posizioni di rilievo assoluto, a conferma di un tessuto produttivo che, quanto a integrazione dei criteri di sostenibilità nelle strategie industriali, può competere con i migliori player internazionali.
Pirelli, in particolare, si è vista riconfermare per l’ennesima volta un traguardo di eccezionale prestigio: l’inclusione nel “Top 1%” del Sustainability Yearbook 2026, il livello più alto della valutazione prevista da S&P Global, che analizza le performance di sostenibilità di oltre novemiladuecento aziende in tutto il mondo. Il riconoscimento, come spiega una nota del gruppo, si fonda sul punteggio di 86 punti ottenuto dalla società nel rate Sustainability Assessment 2025, risultato che è il più elevato non soltanto nel settore degli Auto Components – dove competono i fornitori dell’automotive – ma anche in quello più ampio delle case automobilistiche. Un dato, quest’ultimo, che assume un rilievo particolare se si considera la complessità della filiera degli pneumatici e l’attenzione che Pirelli riserva, nelle proprie dichiarazioni, alla gestione trasparente della value chain e agli investimenti continui in tecnologie in grado di coniugare sicurezza e riduzione dell’impatto ambientale -1-5.
Il primato di Prysmian nel settore dell’elettrificazione
Analogo percorso, seppur in un comparto industriale differente, è quello tracciato da Prysmian, il colosso dei cavi che ha ottenuto la qualifica di “Top 1%” nell’industry degli Electrical Components & Equipment, piazzandosi al primo posto assoluto tra le centocinquanta aziende esaminate nella propria categoria. Anche in questo caso, il punteggio che ha determinato l’ingresso nell’élite della sostenibilità è di 86 punti su cento, un risultato che, spiega l’azienda, riflette l’approccio integrato alla strategia climatica, alla gestione del capitale umano e alla governance d’impresa. La valutazione di S&P Global, infatti, suddivide il proprio giudizio in tre macro-aree – ambiente al trentacinque per cento, sociale al trenta, e governance ed economia al restante trentacinque – andando a pescare indicatori che spaziano dall’etica aziendale alla sicurezza sul lavoro, fino alla gestione dei fornitori. La nota diffusa dal gruppo sottolinea come le società incluse nella selezione rappresentino una capitalizzazione di mercato complessiva superiore ai seicentocinquanta miliardi di dollari, il che dà la misura del peso specifico di questo tipo di certificazioni nei meccanismi di valutazione dei grandi investitori -2-6.
Ferragamo e Brembo: prime volte di prestigio
Se per Pirelli e Prysmian si tratta per certi versi di una conferma – seppur ai massimi livelli – per altre due realtà del made in Italy l’ingresso nel Sustainability Yearbook rappresenta una novità assoluta, e per questo motivo particolarmente significativa. Salvatore Ferragamo S.p.A. è stata inclusa per la prima volta nella pubblicazione di S&P Global, forte di un percorso che il presidente Leonardo Ferragamo ha definito fondamentale per rafforzare ulteriormente la strategia del gruppo. Il punteggio ottenuto dalla maison fiorentina, pari a sessantanove punti, si basa su parametri che vanno dalla riduzione delle emissioni – con un calo del sedici virgola quattro per cento delle emissioni totali nell’ultimo anno – alla certificazione di gran parte della filiera dei pellami, con oltre il novantanove per cento del fatturato proveniente da concerie certificate Leather Working Group. Non trascurabile, poi, il dato relativo all’occupazione femminile, che vede le donne ricoprire quasi la metà dei ruoli di alta direzione e il sessanta per cento delle posizioni manageriali, elementi che contribuiscono in maniera sostanziale al rating sociale dell’azienda -3-7.
Brembo, dal canto suo, ha ottenuto la qualifica di “Sustainability Yearbook Member” nel settore degli Auto Components, distinguendosi tra le imprese valutate con un punteggio di sessanta su cento – significativamente superiore alla media di settore, ferma a trentaquattro – e confermando, come si legge in una nota, la solidità del proprio percorso di integrazione della sostenibilità nelle strategie di gruppo. L’azienda bergamasca, leader mondiale nei sistemi frenanti, ha visto riconosciuti i propri sforzi in termini di innovazione tecnologica e attenzione alla governance, elementi che, insieme ai risultati ambientali, le hanno recentemente valso anche una doppia “A” da parte di CDP per l’impegno nella sostenibilità ambientale. L’ingresso nel Yearbook, spiega l’azienda, si basa sui risultati del rate Sustainability Assessment, uno dei principali rating ESG a livello mondiale, che nell’edizione 2025 ha passato al setaccio oltre novemiladuecento aziende selezionandone poi ottocentoquarantotto per l’inclusione nella pubblicazione annuale -4-8.




