Dengue, 312 casi nel 2026 di cui 47 autoctoni: la mappa dei focolai in Italia
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Redazione Salute
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Dall'inizio dell'anno al 22 settembre 2026, il sistema di sorveglianza nazionale dell'Istituto Superiore di Sanità ha registrato 312 casi confermati di Dengue. Di questi, 47 sono autoctoni, ovvero contratti sul territorio italiano senza collegamento con viaggi in aree endemiche, mentre tutti gli altri sono associati a spostamenti all'estero. Non è stato segnalato alcun decesso.
I tre focolai attivi: Livorno, Lecce e Milano
Sul fronte della trasmissione locale, l'ISS ha identificato tre episodi distinti. Il più consistente è quello della provincia di Livorno, in Toscana, con 23 casi confermati e esposizione in un unico comune. Segue il focolaio della provincia di Lecce, in Puglia, che conta 8 casi, tutti sintomatici, distribuiti in alcuni comuni del territorio. Il terzo episodio riguarda la provincia di Milano, in Lombardia, dove sono stati accertati due casi. In tutti e tre i contesti proseguono le indagini epidemiologiche e le attività di contrasto al vettore.
Il salto rispetto al monitoraggio di metà settembre
Il confronto con il report precedente, riferito al 15 settembre, mostra una progressione netta. In quella rilevazione i casi totali erano 294, con 37 autoctoni, e i focolai attivi erano i medesimi tre, ma con numeri diversi: 23 casi a Livorno, 8 a Lecce e 2 a Milano. Il balzo a 312 contagi complessivi e a 47 autoctoni si è concentrato dunque negli ultimi giorni del periodo di osservazione. Va ricordato che i dati delle ultime settimane sono passibili di aggiornamenti e non consolidati.
Perché la zanzara tigre rende possibile il contagio locale
La trasmissione autoctona della Dengue in Italia è legata alla presenza stabile della zanzara Aedes albopictus, comunemente nota come zanzara tigre. Quando un caso importato, cioè una persona infettatasi in un paese endemico, viene punto da una zanzara tigre nei giorni in cui il virus circola nel sangue, l'insetto può diventare vettore e trasmettere l'infezione a un'altra persona. È il meccanismo che ha portato ai focolai ricorrenti degli ultimi anni.
Il precedente del 2024 e i numeri che pesano
Il precedente più rilevante resta il 2024, quando l'Italia registrò il maggiore focolaio di Dengue autoctona mai documentato in Europa continentale, con 296 casi da virus sierotipo 2 acquisiti localmente. I principali epicentri furono Fano, nelle Marche, con 222 casi, Cavezzo in Emilia-Romagna con 43 e Ortona in Abruzzo con 21, oltre a ulteriori contagi in Toscana.
Lo studio pubblicato su Eurosurveillance ha mostrato che la trasmissione in quei contesti è rimasta altamente focale: oltre la metà degli eventi si è verificata entro 100 metri dal sito di esposizione e meno dell'1% oltre i 400 metri. La trasmissione domestica ha rappresentato il 15,4% degli eventi.
Temperature e controllo del vettore
Dall'analisi dei focolai del 2024 emerge un dato utile per leggere anche la stagione in corso. La disinfestazione insetticida entro 200 metri dal sito di esposizione del caso, con trattamenti adulticidi in spazi pubblici e privati e rimozione dei focolai larvali attraverso ispezioni porta a porta, si è associata a una riduzione del 41% dei casi secondari.
La temperatura ambientale, invece, si è confermata un fattore indipendente: ogni aumento di un grado nella media registrata nel periodo compreso tra l'infezione e la fine del tempo di generazione si è associato a un incremento del 19,8% dei casi secondari. Il calo autunnale delle temperature ha contribuito in modo rilevante all'estinzione dei focolai.
Il quadro delle altre arbovirosi
Nello stesso periodo di sorveglianza, il West Nile Virus ha fatto registrare 700 casi confermati nell'uomo dall'inizio dell'anno, con 368 forme neuroinvasive e 54 decessi, compreso un caso importato. Rispetto al monitoraggio precedente, i contagi da WNV sono saliti da 657 a 700.
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