Fedez a Forza Italia: "Musk mi chiamò al posto di Di Maio, e ora critico Travaglio"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre il sindaco uscente di Milano, Beppe Sala, annuncia di non volersi ricandidare – decisione che Fedez definisce «un’ottima notizia», pur precisando che oggi non voterebbe per lui – il rapper torna a far parlare di sé per le dichiarazioni rilasciate durante il congresso di Forza Italia Giovani. Tra aneddoti inediti, prese di posizione sulla giustizia e nuovi attacchi a Marco Travaglio, Fedez ha dipanato un discorso che ha sorpreso molti, complici anche le sue recenti frequentazioni politiche.
«Durante la pandemia, Elon Musk chiamò me invece di Luigi Di Maio: evidentemente si fidava di più», ha rivelato, senza aggiungere ulteriori dettagli sull’episodio. Un’affermazione che, se da un lato sembra sottolineare il suo ruolo di interlocutore inaspettato in contesti di rilievo, dall’altro riapre il dibattito sul rapporto tra celebrità e politica. Non è la prima volta che Fedez, pur dichiarandosi estraneo a schieramenti precisi, finisce per gravitare attorno a figure istituzionali o, come in questo caso, a esponenti di partito.
Proprio nel suo intervento al congresso azzurro, il rapper ha sposato la linea del governo sul tema delle intercettazioni, sostenendo che «si possa costruire una falsa narrazione, mistificare la realtà con una facilità incredibile». Una posizione che riflette un cambio di prospettiva rispetto al passato: «Ho vissuto sulla mia pelle e cambiato idea rispetto a come vedevo con gli occhi di un adolescente». Un riferimento non troppo velato alle recenti polemiche che lo hanno coinvolto nell’inchiesta sulla curva del Milan, dove è emerso come indagato (senza essere formalmente accusato).
Ma è l’ennesimo scontro con Marco Travaglio a catalizzare l’attenzione. «Quando vedo Travaglio fare un libro su Berlusconi postumo e promuoverlo con video in cui Berlusconi si alza e pulisce la sedia, mi sembra totalmente inutile, se non utile solo alle tasche sue per racimolare qualche soldino in più», ha dichiarato, rilanciando critiche già espresse in precedenza. Un attacco che stride con il tono conciliante usato invece per Silvio Berlusconi, al quale – attraverso l’esempio di Michele Santoro – ha riconosciuto «l’onore delle armi», pur senza condividerne le idee.




