Irpef 2027, taglio al 22% e 33% fino a 60mila euro: ecco chi ci guadagna con le simulazioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il governo sta valutando un possibile taglio dell'Irpef da inserire nella prossima legge di bilancio 2027, un intervento che, se confermato, modificherebbe in modo significativo la struttura degli scaglioni fiscali. Le ipotesi attualmente al vaglio, come riportato da diverse fonti di stampa, prevedono una duplice modifica: la riduzione dell'aliquota sul primo scaglione di reddito e, contestualmente, l'estensione del secondo scaglione fino a 60.000 euro.

L'eventuale entrata in vigore, tuttavia, dipenderà dalle decisioni del Parlamento e, soprattutto, dalle risorse che sarà possibile destinare a questa manovra di alleggerimento della pressione fiscale, un tema caldo che caratterizza il dibattito politico di fine estate.

Come funzionano oggi gli scaglioni Irpef

Per comprendere appieno la portata delle modifiche proposte, è necessario partire dal sistema attuale, che prevede tre aliquote principali: il 23% per i redditi fino a 28.000 euro, il 33% per la fascia compresa tra 28.001 e 50.000 euro, e infine il 43% per la parte eccedente i 50.000 euro. Questo meccanismo, che esprime la progressività del sistema fiscale italiano, prevede che ogni scaglione di reddito venga tassato con un'aliquota diversa, crescente all'aumentare del reddito stesso.

La novità che il governo sta studiando, e che potrebbe trovare spazio nella manovra 2027, consiste nell'abbassamento dal 23 al 22% dell'aliquota per i redditi fino a 28.000 euro e, soprattutto, nello slittamento della soglia del secondo scaglione dai 50.000 ai 60.000 euro.

L'ipotesi del doppio taglio: aliquota al 22% e scaglione fino a 60mila euro

La proposta, come anticipato da alcune fonti di stampa, si compone quindi di due interventi distinti ma complementari. Da un lato, la riduzione di un punto percentuale per la prima aliquota, che comporterebbe un risparmio massimo di circa 220 euro l'anno per i contribuenti che raggiungono o superano i 28.000 euro di imponibile. Dall'altro lato, e questo è l'intervento di maggiore impatto, l'estensione della seconda aliquota al 33% fino a 60.000 euro, che farebbe risparmiare fino a 1.000 euro annui a chi supera i 50.000 euro di reddito, andando a tassare al 33% quella parte di reddito che oggi finirebbe invece nel terzo scaglione al 43%. Il risparmio complessivo, per chi beneficia di entrambe le misure, potrebbe quindi arrivare fino a 1.220 euro lordi l'anno, come simulato da diversi quotidiani economici.

Simulazioni e beneficiari del taglio Irpef 2027

Ma chi sono i veri beneficiari di questa operazione? Le simulazioni pubblicate da testate giornalistiche specializzate offrono un quadro chiaro. Per quanto riguarda l'estensione del secondo scaglione, il vantaggio comincia a farsi sentire per i redditi che superano i 50.000 euro, crescendo in modo proporzionale fino alla soglia dei 60.000 euro. Ipotizzando un reddito imponibile di 52.000 euro, il risparmio sarebbe di circa 200 euro annui; con 55.000 euro si arriverebbe a 500 euro, fino a toccare il massimo di 1.000 euro per i redditi pari o superiori a 60.000 euro. Al contrario, per i contribuenti che dichiarano redditi inferiori a 28.000 euro, l'unico beneficio potenziale sarebbe legato al taglio del primo scaglione, mentre nessun effetto si produrrebbe per l'estensione del secondo scaglione, che non li riguarda. In pratica, il ceto medio-alto sarebbe il principale destinatario di questo intervento, con un risparmio che si stabilizza a 1.000 euro annui per tutti i redditi superiori a 60.000 euro, a meno che non vengano introdotti correttivi per sterilizzare il beneficio per i redditi più alti.

Le altre misure in cantiere: tredicesima e affitti under 36

Tra le altre ipotesi che potrebbero accompagnare la manovra 2027, si segnala la detassazione della tredicesima mensilità, con l'obiettivo di sostituire l'Irpef ordinaria con un'imposta sostitutiva tra il 10 e il 15%, un provvedimento che potrebbe portare a un risparmio in busta paga tra i 200 e i 500 euro a seconda del reddito. È inoltre in discussione l'ipotesi di una flat tax strutturale per aumenti di stipendio, straordinari e premi di produttività, sul modello della tassazione agevolata già applicata ai premi di risultato.

Nell'ambito delle misure a sostegno dei giovani, infine, si sta valutando la riduzione dell'aliquota Iva dal 10 al 5% per le locazioni residenziali stipulate da imprese a favore di under 36, una misura che punta ad alleggerire il carico fiscale sugli affitti per una fascia della popolazione particolarmente esposta al caro-casa.

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