Israele giura vendetta dopo l’attentato a Gerusalemme
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Redazione Esteri
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Un commando di due uomini, ieri mattina alle dieci, ha aperto il fuoco contro un autobus della linea 62, immobilizzato dal traffico all'ingresso dello svincolo di Ramot Alon, nella periferia nord di Gerusalemme. I passeggeri, colti di sorpresa, sono stati raggiunti da numerosi proiettili che hanno causato la morte di sei persone e il ferimento di almeno altre dodici, alcune in condizioni molto gravi. L’intervento immediato di un civile armato e di un militare ha posto fine all’aggressione, portando all’uccisione dei due attentatori, identificati come palestinesi.
Sull’asfalto, accanto al marciapiede macchiato di sangue, è stata rinvenuta l’arma del massacro: una mitraglietta “Carlo”, un congegno rudimentale e artigianale, assemblato in qualche cantina della Cisgiordania. La sua natura fai-da-te, lontana dalla sofisticazione tecnologica, ne evidenzia la pericolosità, essendo strumento di terrore a basso costo e di facile reperibilità. Quel che conta, in definitiva, non è il mezzo ma il risultato ottenuto, che ieri ha ancora una volta insanguinato le strade della città.
Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, non ha usato giri di parole nel promettere una reazione «ampia e senza sconti», dichiarando che il paese non rimarrà inerte davanti a un attacco di tale gravità. Le sue dichiarazioni riflettono la linea dura del governo, che considera l’episodio non come un evento isolato ma come parte di una campagna terroristica più ampia, la quale richiede una risposta esemplare e definitiva.
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