Israele promette una risposta dopo l'attentato al bus di Gerusalemme
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Redazione Esteri
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Un commando di due uomini armati, i cui nomi sono stati in seguito rivendicati dalle Brigate Al-Qassam come Muthanna Naji Omar e Muhammad Bassam Taha, ha aperto il fuoco ieri mattina, lunedì 8 settembre, contro un autobus della linea 62, immobilizzato dal traffico all'ingresso dello svincolo di Ramot Alon, nella periferia nord di Gerusalemme. L'agguato, che si inserisce in una lunga e tragica scia di violenza contro obiettivi civili israeliani, ha provocato la morte di sei persone e il ferimento di almeno altre dodici, alcune in condizioni molto gravi, colpite da numerosi proiettili mentre si trovavano a bordo del mezzo pubblico.
L'intervento immediato di un civile armato e di un militare ha posto fine all'azione dei due attentatori, che sono stati uccisi sul posto. La rapidità della reazione ha senza dubbio evitato che il bilancio, già gravissimo, potesse diventare ancor più tragico, ma l'efferatezza dell'azione ha scosso profondamente la capitale israeliana, riaccendendo timori e tensioni.
Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha dichiarato senza mezzi termini che “la risposta sarà ampia e senza sconti”, lasciando intendere come il governo sia intenzionato a reagire con determinazione all'ennesimo atto di terrorismo. Le sue parole, che giungono in un momento di grande dolore per il paese, riflettono una linea dura e determinata, già annunciata in passato in circostanze analoghe.




