Steam Machine, l’attesa infinita: «Migliaia di console nei magazzini ma il nodo è sempre il prezzo»

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’inizio del 2026 doveva segnare l’arrivo della tanto attesa Steam Machine, il ritorno di Valve nelle living room di mezzo mondo con quella formula ibrida – tra PC e console – che già ai tempi del primo tentativo, parliamo del 2015, aveva acceso la fantasia degli appassionati pur senza sfondare davvero. Poi, a febbraio, lo stop. La causa, oggi lo sappiamo bene, non aveva nulla a che fare con lo sviluppo vero e proprio o con qualche intoppo nella progettazione: a frenare l’azienda di Gabe Newell è stata la crisi del mercato della RAM, schizzata alle stelle per via della domanda insaziabile del settore dell’intelligenza artificiale. I data center, come noto, stanno letteralmente divorando milioni di moduli di memoria, e il giocattolino per il salotto – per quanto sofisticato – passa inevitabilmente in secondo piano.

A distanza di mesi, la situazione non è cambiata. Anzi, stando alle ultime dichiarazioni di Pierre-Louis Griffais, il volto tecnico della compagnia, il nodo resta esattamente quello di allora. La Steam Machine è pronta, tecnicamente parlando: i prototipi girano, il sistema operativo SteamOS è affinato, il nuovo Steam Controller – quello messo in vendizione da pochi giorni sullo store ufficiale a 99 euro – aspetta solo di fare coppia fissa con la sua console di riferimento. Ma c’è un dettaglio non da poco: senza memoria non si va da nessuna parte, e i prezzi dei componenti DDR5 sono fuori controllo.

Il rebus dei costi e l’indizio dei magazzini: 38 tonnellate di “console” in arrivo

Secondo il noto insider Brad Lynch, considerato ormai una fonte piuttosto affidabile per tutte le questioni che riguardano Valve, l’azienda avrebbe recentemente ricevuto delle consegne massicce di “console da gioco” presso i propri magazzini negli Stati Uniti. Non si tratta di voci isolate: i registri delle importazioni parlano chiaro, parlando di circa 38 tonnellate di materiale sbarcate dalla Cina solo nell’ultima settimana di aprile. Una mole che, tradotta in numeri, potrebbe equivalere a circa 14-15mila unità pronte a scattare.

Il problema, spiegano le stesse fonti, è che Valve si trova ora a dover gestire una equazione quasi impossibile. Da un lato c’è la volontà di non bruciare il lancio con un prezzo proibitivo; dall’altro, i costi di produzione sono lievitati in modo drammatico rispetto alle previsioni iniziali. Alcuni analisti, incrociando i dati, suggeriscono che il prezzo di listino potrebbe superare abbondantemente la soglia dei mille dollari, allontanandosi pericolosamente da quella fascia media (600-800 dollari) che l’azienda avrebbe preso in considerazione nei mesi scorsi. Una cifra, questa, che rischierebbe di rendere la macchina un prodotto di nicchia, ben lontana dallo spirito “pop” che ha decretato il successo di Steam Deck.

Lo Steam Controller in solitaria e l’ombra della crisi dei chip

Intanto, a dimostrazione che il rinvio non è una scelta ma una necessità, Valve ha deciso di non aspettare oltre: il nuovo Steam Controller è stato lanciato da solo, senza la console che avrebbe dovuto accompagnarlo. Una decisione, questa, spiegata direttamente dai tecnici: «Il controller non monta RAM», ha ricordato l’ingegnere Steve Cardinali, «quindi è molto meno complicato da produrre e far uscire dalla fabbrica». La scelta, in un certo senso, è finanche razionale: meglio mettere sul mercato ciò che si può produrre, tenendo accesa l’attenzione sul brand, piuttosto che rinviare tutto in blocco.

E non è detto, aggiungono gli addetti ai lavori, che la soluzione arrivi a breve. La crisi della memoria non accenna a diminuire; anzi, con Trump ormai stabilmente alla Casa Bianca da più di un anno e le politiche commerciali (e tariffarie) che ridisegnano gli scambi globali, il costo dei semiconduttori resta volatile. Per Valve è una doccia fredda, considerando che la macchina monta ben 16 GB di RAM DDR5 più altri 8 GB di VRAM dedicata: una configurazione che solo un anno fa sarebbe costata una cifra, e che oggi ne costa un’altra decisamente superiore.

Un destino che ricorda le vecchie Steam Machine, ma con più incertezza

C’è, in tutto questo, una sorta di ironia della storia che non sfugge agli osservatori più attenti. Già nel 2015, le prime Steam Machine fallirono l’appuntamento con il mercato non per colpa dell’hardware – che anzi era valido – ma per un posizionamento di prezzo troppo elevato e una proposta frammentata. Oggi, a distanza di un decennio, Valve ci riprova in prima persona, senza licenziare il sistema a terzi, ma si scontra con un muro esterno che ha il volto grigio dei data center dell’intelligenza artificiale.

I magazzini sono pieni, la merce c’è. Ma l’asticella del prezzo finale, quella voce che trasforma un oggetto tecnologico da sogno a prodotto di massa, è ancora sospesa. E fintanto che la domanda di RAM per i server rimarrà questa, per l’agognata console da salotto di Valve il tempo sembra essersi davvero fermato.

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