Scuola, il divario in matematica: al Sud gli studenti sembrano aver studiato due anni in meno
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Redazione Interno
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Roma – La distanza tra Nord e Sud, già evidente sotto molti aspetti, assume contorni drammatici quando si parla di istruzione. Uno studente quindicenne di Sardegna o Sicilia, stando ai dati, dimostra competenze matematiche inferiori di due anni rispetto a un coetaneo del Veneto, del Friuli o dell’Emilia-Romagna. Un abisso che si traduce in 24 punti di differenza nei test standardizzati, come rivela una ricerca condotta da Fondazione Agnelli e Fondazione Rocca, i cui risultati sono stati pubblicati ieri, 29 maggio.
Non si tratta solo di geografia: il divario persiste anche tra quartieri della stessa città e tra indirizzi di studio, segnando una frattura che va ben oltre le semplici condizioni economiche. “La matematica può essere bella”, osserva Carlo Mazzone, professore e ambasciatore del Global Teacher Prize, cercando di smontare quel pregiudizio che la dipinge come materia inaccessibile. Eppure, i numeri raccontano una storia diversa, dove il talento individuale non basta a colmare le disparità di un sistema che, di fatto, non offre le stesse opportunità.
La polemica non tarda ad accendersi. Davide Giacalone, intervenuto su Rtl 102.5, punta il dito contro l’assenza di merito: “Voti più alti dove la cultura è più bassa, ma i docenti che li danno non vengono licenziati”. Una critica che tocca un nervo scoperto, quello di una scuola in cui i risultati, anziché premiare l’impegno, sembrano riflettere le disuguaglianze pregresse.




