L’Iran respinge l’ultimatum di Trump mentre un morto e un pilota disperso segnano l’escalation nel Golfo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La centrale nucleare di Bushehr – già bersaglio nei giorni scorsi di azioni mai del tutto rivendicate – ha subito un nuovo attacco, le cui dinamiche restano avvolte nel mistero. Un membro del personale di guardia, in servizio all’esterno dell’impianto, ha perso la vita, mentre uno degli edifici satellite è rimasto danneggiato. Il Corpo principale del reattore, va detto, continua a funzionare regolarmente e la produzione non si è interrotta. I media iraniani, senza mezzi termini, attribuiscono la responsabilità del raid a un’azione congiunta di Stati Uniti e Israele. Una circostanza, questa, che aggrava ulteriormente la tensione già altissima dopo l’abbattimento di un caccia F-15 americano avvenuto venerdì nel sudovest del Paese.

Il pilota disperso e la taglia iraniana

Le operazioni di ricerca del secondo membro dell’equipaggio del jet abbattuto continuano senza sosta. Del suo collega, stando a quanto filtrato da fonti statunitensi, si sarebbero invece salvati – ma del secondo pilota, al momento, non si hanno notizie certe. L’esercito iraniano, secondo il New York Times, lo starebbe cercando attivamente, dopo che Teheran ha annunciato una taglia sulla sua testa, promettendo una ricompensa a chiunque lo consegni. Una mossa, quella iraniana, che trasforma la vicenda in una leva negoziale oltre che militare. Nel frattempo Teheran rivendica l’abbattimento del caccia, e i media locali sostengono che uno dei due aviatori sia stato catturato.

Hormuz, il Kuwait e il ruolo dell’Europa

Lo Stretto di Hormuz, arteria vitale per il petrolio mondiale, è ormai al centro di una partita a scacchi che coinvolge decine di Paesi. Quaranta nazioni starebbero cercando di sbloccare la situazione, ma l’Iran prepara pedaggi per chiunque voglia attraversarlo. Nel frattempo, un attacco con droni ha preso di mira la raffineria di Mina Al-Ahmadi, in Kuwait, facendo divampare le fiamme. A complicare il quadro, un altro missile ha colpito una base dell’Unifil – quella italiana – e l’Italia ha già inviato una lettera di protesta all’Onu. Il presidente Trump, tornato alla Casa Bianca, ha lanciato un ultimatum secco: “Riaprite Hormuz entro 48 ore, o si scatena l’inferno”. La replica di Teheran è stata altrettanto dura: “Sarà l’inferno per voi”.

Il piano Tajani e le opzioni rischiose per l’Europa

“Le opzioni dell’Europa per Hormuz: poche e rischiose”. Così il New York Times ha intitolato un’analisi che parte dalla proposta avanzata dal ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, durante una riunione in videoconferenza organizzata dal Regno Unito due giorni fa. L’idea, un corridoio umanitario per garantire il passaggio sicuro di fertilizzanti e altri beni essenziali, mirava a evitare che la guerra in Iran provocasse carestie in Africa. Una delle diverse proposte, certo, ma che mostra quanto sia complicato navigare tra un’amministrazione Trump pronta a tutto e un’Iran che non intende cedere. Nel frattempo, il presidente francese Macron ha liquidato gli interventi di Trump con un giudizio netto: “Parla troppo, non è all’altezza”.

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