Dazi Trump del 100% sui farmaci: conseguenze per mercati e approvvigionamento
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Redazione Economia
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Poche ore fa, con un annuncio sul social Truth, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha riportato al centro della scena la sua politica commerciale aggressiva. Ha firmato un ordine esecutivo che, a partire dal 1° ottobre, applicherà dazi fino al 100% sui farmaci di marca e brevettati importati. Una mossa radicale che, giustificata con la "sicurezza nazionale", lascia alle aziende un'unica via di scampo: produrre all'interno degli Stati Uniti.
Le incertezze immediate e le possibili esenzioni
La mancanza di dettagli operativi ha creato un'ondata di incertezza. Non è chiaro quali farmaci siano coinvolti nello specifico e se le esenzioni riguarderanno paesi con cui esistono accordi commerciali, come l'Unione Europea, il Giappone o il Regno Unito. Questo solleva interrogativi sulle conseguenze per i cittadini americani, che potrebbero affrontare rincari, e per paesi esportatori come l'Italia.
Le reazioni dei mercati finanziari globali
Le ripercussioni si sono viste in tempo reale sui mercati. I titoli delle Big Pharma asiatiche hanno registrato crolli, mentre quelli europei sono apparsi più stabili, forse nell'aspettativa di un'esenzione. Queste reazioni contrastanti evidenziano la fragilità degli equilibri economici di fronte a scelte unilaterali degli Stati Uniti.
La strategia per riportare il manufacturing in patria
La strategia di Trump estende la logica dei dazi al settore sanitario, con l'obiettivo dichiarato di riportare la produzione manifatturiera in America, proteggere le aziende nazionali e creare posti di lavoro. Tuttavia, la complessità delle catene di approvvigionamento globali solleva dubbi sulla fattibilità e sui tempi di questa riconversione, lasciando irrisolto il problema dei costi che ricadranno su pazienti e sistemi sanitari.




