La settimana politica si apre con la guerra in Iran e un corto circuito: mentre partono i raid americani e israeliani, Guido Crosetto è a Dubai

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il governo Meloni si è trovato a fare i conti, nell’ora più delicata della crisi mediorientale, con un imprevisto logistico e politico che ha innescato un acceso scontro parlamentare. Mentre nella notte tra il 27 e il 28 febbraio le forze statunitensi e israeliane lanciavano l’offensiva che ha portato all’eliminazione della Guida Suprema Ali Khamenei, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, si trovava a Dubai, raggiunto in tarda serata, venerdì 27, con un volo di linea. L’assenza fisica dal tavolo delle decisioni, sebbene il titolare del dicastero abbia partecipato in remoto a una riunione convocata da Palazzo Chigi, ha aperto una falla nella comunicazione dell’esecutivo, costretto a rincorrere le ricostruzioni di quelle ore concitate. Il Movimento 5 Stelle ha immediatamente attaccato, rilevando quella che il leader Giuseppe Conte ha definito una "perdita di dignità politica" e una prova di marginalità internazionale, dato che nessuno, a partire dalla premier Giorgia Meloni, sarebbe stato informato preventivamente del viaggio privato del ministro.

Le versioni del ministro, dalla vacanza all’incontro istituzionale

La complessa operazione di chiarimento portata avanti da Crosetto, prima con un intervento sui social e successivamente in audizione parlamentare, lungi dal dissipare le ombre, ha finito per stratificare versioni non perfettamente sovrapponibili. Inizialmente, la presenza negli Emirati Arabi veniva giustificata con motivi strettamente familiari: il ministro avrebbe raggiunto la moglie e i due figli, già in vacanza, per poi riportarli in Italia, una missione resa vana dalla chiusura dello spazio aereo seguita alla rappresaglia iraniana. Successivamente, nell’informativa congiunta con il titolare della Farnesina, Antonio Tajani, il racconto si è arricchito di un particolare dirimente: la trasferta, ha spiegato Crosetto, era stata concepita per unire il privato a impegni istituzionali, in particolare un colloquio con l’omologo emiratino Mohammed bin Mubarak bin Fadhel Al Mazrouei, poi effettivamente avvenuto sabato 28 febbraio. "Avrò sbagliato come ministro e chiedo scusa", ha dichiarato in Senato, "ma lì c'erano i miei figli e sono dopo averli accompagnati a Mascate, sono rientrato", spiegando di aver scelto di rimanere con loro nel bunker dell’albergo invece di abbandonarli per fare immediatamente ritorno in Italia.

Il nodo della comunicazione e la posizione di Tajani

L’elemento che ha maggiormente alimentato le polemiche, trasformando un incidente di percorso in un caso politico, risiede nella catena di comando e nel flusso delle informazioni. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha pubblicamente dichiarato di non essere stato messo al corrente della permanenza di Crosetto a Dubai, nonostante l’ambasciatore italiano negli Emirati (che dipende dalla Farnesina) abbia incontrato il titolare della Difesa. Una discrasia comunicativa che ha sollevato più di un interrogativo in commissione Esteri, dove l’opposizione, con Elly Schlein, ha chiesto che sia la stessa presidente del Consiglio a riferire in Aula. A gettare acqua sul fuoco è intervenuto il sottosegretario Alfredo Mantovano, autorità delegata per la sicurezza, chiarendo che "le agenzie di intelligence non monitorano i viaggi privati dei ministri", come stabilito dalla legge 124 del 2007, e che l’importante, al netto della buona fede, è che l’operatività del dicastero non sia mai venuta meno.

L’assenza della scorta e l’affaire Cappelletti

Sullo sfondo della vicenda emergono dettagli che mantengono alta la tensione politica, come la questione della sicurezza personale e alcuni incontri ancora avvolti nel mistero. Crosetto, in un acceso intervento, ha prevenuto le critiche future con una dichiarazione al limite del paradossale: "Da domani mi muoverò solo con aerei di Stato e andrò in ferie con gli otto uomini di scorta", una battuta che però svela la consapevolezza dell’anomalia rappresentata dal viaggiare senza protezione in un’area calda come il Golfo, per di più condividendo la sorte di centinaia di connazionali, inclusi 204 studenti e un gruppo di turisti sardi, bloccati come lui al porto di Dubai. Rimane inoltre da chiarire se, durante la permanenza, il ministro abbia incontrato l’imprenditore Sergio Cappelletti, socio e presidente di Drass, una società attiva nel settore della difesa, un particolare che, se confermato, renderebbe ancora più labile il confine tra la vacanza e gli affari istituzionali e che il diretto interessato non ha finora commentato.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.