Carlo Petrini, migliaia di persone a Pollenzo per l’ultimo saluto
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Redazione Interno
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Migliaia di persone provenienti dall’Italia e dall’estero hanno raggiunto Pollenzo per l’ultimo saluto a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e figura centrale del progetto nato intorno all’Università di Scienze Gastronomiche. La cerimonia laica, aperta a tutti, si è svolta nel cortile dell’Agenzia sotto il viale dei tigli, trasformando il luogo simbolo della sua esperienza culturale e umana in uno spazio di memoria condivisa. Soci e dirigenti Slow Food, studenti, alumni, attivisti, giornalisti, imprenditori ed esponenti politici hanno partecipato all’omaggio, arrivando anche da Svizzera, Germania, Giappone e Messico.
L’atmosfera dell’ultimo saluto ha avuto il tono della gratitudine più che quello del lutto. Accanto alla sorella Chiara e ai familiari, una folla continua ha voluto rendere omaggio a Petrini nella sua Pollenzo, frazione di Bra dove prese forma il progetto di Slow Food e dell’Università di Scienze Gastronomiche. Fin dalle prime ore della mattina, decine di persone hanno sostato nei giardini dell’Agenzia per partecipare a un momento collettivo che ha riunito generazioni diverse, legate dall’esperienza condivisa costruita intorno alla cultura del cibo e delle relazioni.
L’omaggio a Carlo Petrini tra musica e testimonianze
Durante la giornata non sono mancati i momenti simbolici. Prima della cerimonia laica, alcune persone presenti hanno intonato “Cielito lindo”, la celebre canzone messicana scelta come omaggio a Carlo Petrini. Tra i presenti anche don Luigi Ciotti, che ha parlato di “una marea di gente”, descrivendo così la partecipazione arrivata a Pollenzo. La presenza di persone provenienti da Paesi diversi ha dato alla cerimonia un carattere internazionale, coerente con il percorso costruito negli anni da Slow Food e con i rapporti sviluppati dal fondatore del movimento ben oltre i confini italiani.
Tra le testimonianze più significative c’è stata quella dello chef Davide Oldani, che ha ricordato Petrini attraverso una fotografia scattata insieme sotto l’olmo di Cornaredo accanto a don Gino Rigoldi. Parlando del fondatore di Slow Food, Oldani ha sottolineato la capacità di “leggere il futuro” e di comprendere che, anche in un mondo sempre più veloce, il cibo potesse restare “slow”. Il ricordo dello chef si è concentrato soprattutto sul lato umano di Petrini, descritto come una persona capace di creare connessioni autentiche tra mondi differenti.
Pollenzo al centro dell’ultimo abbraccio
La scelta di celebrare l’ultimo saluto a Pollenzo ha avuto un significato particolare perché proprio qui Carlo Petrini aveva sviluppato il suo progetto culturale e sociale. Il cortile dell’Università di Scienze Gastronomiche, riempito da migliaia di persone sotto il sole, è diventato il punto d’incontro di esperienze arrivate da contesti molto diversi ma unite dal rapporto costruito nel tempo con il fondatore di Slow Food. Studenti, alumni e attivisti hanno condiviso lo stesso spazio insieme a personalità della cultura, dello spettacolo e dell’informazione.
L’omaggio collettivo ha restituito l’immagine di una figura capace di lasciare un segno profondo non solo nel mondo della gastronomia ma anche nelle relazioni nate intorno a Pollenzo. Lungo il viale dei tigli dell’Agenzia si sono ritrovate persone arrivate da regioni italiane differenti e da Paesi lontani, in un flusso continuo che ha accompagnato tutta la giornata. Più che una celebrazione formale, la cerimonia si è trasformata in un ultimo abbraccio pubblico a Carlo Petrini nel luogo che più rappresentava il suo percorso.




