DeA Capital Real Estate Sgr, Bankitalia sospetta rischi di riciclaggio e chiede l’azzeramento dei vertici
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Redazione Economia
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Non c’è bisogno di aspettare l’esito di un procedimento penale per capire la gravità della situazione: quando Banca d’Italia azzera un consiglio di amministrazione, lo fa con cognizione di causa. L’ispezione condotta da Via Nazionale – i cui esiti, consegnati alla società venerdì scorso e risalenti agli accertamenti conclusi a dicembre 2025 – ha messo nero su bianco un quadro di vulnerabilità nei sistemi di controllo della DeA Capital Real Estate Sgr, la società di gestione del risparmio del gruppo De Agostini specializzata in fondi di investimento alternativi immobiliari. Per l’istituto di vigilanza, insomma, c’è un vero e proprio “rischio riciclaggio” che incombe sulla gestione della società, gestore fra l’altro del Fondo quotato Alpha. Pur in assenza di indagati, le parole dell’autorità sono pesantissime e non lasciano spazio a mezze misure.
Vertici da cambiare, presidenti e ad nel mirino
La richiesta di Palazzo Koch, a quanto si apprende, è perentoria: sostituire la maggioranza dei membri del consiglio di amministrazione – nello specifico ben quattro quinti del board – e del collegio sindacale. Non si tratta di un semplice avvicendamento fisiologico, ma di una vera e propria epurazione tecnica finalizzata a tagliare ogni possibile legame con la gestione precedente. L’attuale presidente Gianluca Grea e l’amministratore delegato Emanuele Caniggia, per citare i vertici, rientrano a pieno Titolo tra i soggetti che Via Nazionale vuole vedere fuori dai giochi. La direttiva impartita dalla Banca d’Italia chiede che i nuovi incarichi siano conferiti a figure prive di pregresse esperienze operative all’interno della Sgr: vietato, quindi, promuovere qualcuno che ci abbia già lavorato. Le nuove nomine, è la raccomandazione, dovranno includere almeno un consigliere dotato di solide competenze specifiche in materia antiriciclaggio (quella che tecnicamente viene definita AML, Anti Money Laundering). Per procedere su questa strada, l’autorità ha chiesto la convocazione di una riunione congiunta del cda e del collegio sindacale, finalizzata a indire l’assemblea dei soci con un ordine del giorno chiaro: valutare le risultanze dell’ispezione e procedere al ricambio.
Piano di rimedio e stop alla raccolta retail
Non è solo la composizione degli organi sociali a finire sotto la lente di ingrandimento; è l’intera architettura organizzativa a dover essere ripensata da cima a fondo. Il nuovo consiglio di amministrazione, una volta insediato, dovrà mettere a punto un piano d’azione articolato seguendo le direttrici tracciate dai tecnici di via Nazionale. Questo piano dovrà contenere, tra le altre cose, un programma di rimedio specifico per i rilievi contestati, una valutazione sul rafforzamento della struttura organizzativa (con un’attenzione particolare all’organico delle funzioni di controllo) e un aggiornamento del piano industriale. Tanto per capirci, l’onere economico di queste operazioni dovrà essere conteggiato e giustificato nel nuovo business plan. In attesa che queste misure vengano implementate e, soprattutto, che la loro efficacia venga verificata dall’istituto di vigilanza, la Sgr non potrà più collocare nuovi fondi presso la clientela retail. Un blocco operativo pesante, questo, che impedisce di fatto l’espansione commerciale verso il mercato dei risparmiatori privati.
Le rassicurazioni della società e il caso Alpha
La replica della società non si è fatta attendere, sebbene limitata a una formula piuttosto standard in questi casi: DeA Capital Real Estate Sgr ha fatto sapere, attraverso una nota ufficiale, che procederà “senza indugio” a eseguire quanto prescritto dall’autorità, assicurando la massima trasparenza e la piena collaborazione agli accertamenti. Un dettaglio, quest’ultimo, che non modifica la sostanza di un provvedimento che rappresenta una macchia nera sul profilo di compliance del gruppo De Agostini. C’è però un’eccezione, che riguarda il destino del Fondo Alpha: la Sgr ha tenuto a precisare che il provvedimento restrittivo non avrà alcuna ripercussione sulla gestione corrente del fondo quotato. Un’esclusione mirata, verrebbe da pensare, per evitare effetti immediati sui mercati finanziari legati a quello che resta il prodotto di punta della casa. Resta da vedere come reagiranno i soci, chiamati a votare il ricambio di chi, fino a ieri, sedeva in poltrona.




