Giorgetti e il peso dei 'no', mentre Bankitalia chiede certezze sulla manovra
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Redazione Interno
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Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo all'assemblea di Assonime, ha tracciato un bilancio della propria azione di governo, rivendicando con decisione l'obiettivo di aver messo "il Paese in sicurezza sul piano economico e finanziario". Una priorità, questa, che secondo il ministro rappresenta un vantaggio concreto non per la politica, bensì "per gli italiani, le famiglie e le imprese, quelli di oggi ma soprattutto quelli di domani". Giorgetti, senza mai citarlo esplicitamente, ha così replicato alle recenti sollecitazioni del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, il quale aveva criticato l'esecutivo per una certa tendenza a preferire le apparizioni sulla stampa internazionale alle scelte coraggiose. "I ministri, soprattutto quelli dell'Economia, sopportano l'onere politico di dire molti 'no'", ha affermato il ministro, lasciando intendere come il proprio operato sia stato caratterizzato da una serie di dinieghi, necessari per il risanamento, il cui peso supererebbe di gran lunga il "prestigio effimero di una copertina internazionale".
Le cautele delle istituzioni tecniche
Proprio mentre il ministro illustrava la sua visione, in Parlamento proseguivano le audizioni sulla prossima legge di bilancio, un passaggio cruciale che vede le istituzioni tecniche esprimere le loro valutazioni. La Banca d'Italia, nel corso della sua relazione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha richiamato l'attenzione del governo sulla necessità di indicare coperture chiare e credibili per le misure previste nella manovra. Andrea Brandolini, capo del Dipartimento Economia e Statistica di via Nazionale, ha sottolineato con precisione che il Documento programmatico di finanza pubblica "non include informazioni sufficienti per avanzare valutazioni sulle singole misure", evidenziando come le cosiddette "misure spot", prive di un finanziamento solido, finiscano per accrescere l'ammontare del debito.
Il quadro macroeconomico validato ma con riserve
Un giudizio di accettabilità, seppur condizionato, è arrivato anche dall'Ufficio parlamentare di bilancio, il quale ha validato le previsioni macroeconomiche del Documento programmatico di finanza pubblica. La presidente Lilia Cavallari, nel corso dell'audizione, ha reso noto che le stime, sia tendenziali che programmatiche, sono state ritenute "accettabili pur collocandosi in diversi casi sul limite superiore dell'intervallo del panel di Upb". Una convalida, dunque, che non nasconde le incertezze, poiché le stesse proiezioni sono comunque "soggette a molteplici rischi", come ha tenuto a specificare l'istituzione di vigilanza. Si delinea in questo modo un contesto in cui la solidità dei conti pubblici, pur riconosciuta, richiede una manutenzione costante e scelte oculate.
La difesa di una linea di rigore
In questo panorama, le parole di Giorgetti assumono il tono di una difesa appassionata della propria linea d'azione. Il ministro ha insistito sul fatto che "i risultati conseguiti vanno soprattutto mantenuti", affermando che "ogni scelta deve partire da questa consapevolezza". Un monito che suona come un invito alla cautela in vista della definizione della prossima manovra, nella quale sarà fondamentale bilanciare le esigenze del Paese con la sostenibilità finanziaria. L'idea di fondo, che permea tutto il suo discorso, è che il miglioramento dei conti, sebbene costringa a impopolari rifiuti, costituisca in realtà il presupposto indispensabile per qualsiasi politica di sviluppo futura, un bene superiore che trascende gli interessi di parte e le ambizioni personali.




