Scontro politico su Report, Mollicone: "Giornalismo militante che ostacola il governo"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'Aula della Camera è diventata il teatro di un aspro confronto sul ruolo del giornalismo d'inchiesta, con il deputato di Fratelli d'Italia Federico Mollicone che ha lanciato un attacco frontale contro il programma "Report" e il suo conduttore Sigfrido Ranucci. Sebbene abbia preliminarmente espresso, non senza una certa contraddizione, solidarietà umana al giornalista per il recente attentato subìto, Mollicone ha immediatamente dopo dipinto il noto format di Rai 3 come un'operazione di "giornalismo militante e a tesi", il cui obiettivo, a suo dire, sarebbe quello di "impedire all'esecutivo di centrodestra di governare e di nominare secondo la legge persone che riteniamo meritevoli". Una critica che, andando ben oltre il singolo servizio, investe le motivazioni di fondo del lavoro redazionale.

L'annuncio della mozione e l'accusa di violazione

Nel corso del suo intervento, il parlamentare ha annunciato la presentazione di "una mozione di maggioranza a tutela del buon giornalismo", mirata a garantire quella che, secondo la visione della maggioranza, dovrebbe essere "la vera imparzialità e il vero pluralismo". La proposta legislativa si propone di tracciare una linea di demarcazione netta tra ciò che viene definito giornalismo di inchiesta e quelle che, al contrario, sono ritenute pratiche scorrette. A sostegno della sua tesi, Mollicone ha sollevato una questione di principio, affermando che "‘Report’ viola comunque le comunicazioni di un parlamentare che come sappiamo sono tutelate dalla Costituzione", un'azione che, a suo giudizio, lederebbe le prerogative istituzionali.

Le reazioni e il caso delle intercettazioni

La polemica non si è limitata alla sola trasmissione, ma si è estesa anche alle reazioni in Parlamento, dove l'esponente di FdI ha dichiarato la propria solidarietà al premier Giorgia Meloni e al sottosegretario Fazzolari, quest'ultimo diffamato, a suo dire, "da un componente del Movimento 5 Stelle in commissione Antimafia". Lo scontro, che vede dunque coinvolti più fronti, si inserisce in un più ampio dibattito sul confine tra diritto di cronaca e tutela della privacy, un tema sul quale le posizioni della maggioranza e dell'opposizione, con la segretaria del Pd Elly Schlein, appaiono diametralmente opposte.

Il riferimento al passato e la "disinformatja"

L'attacco si è fatto particolarmente tagliente quando Mollicone ha voluto scavare nel passato professionale di Ranucci, citando i cosiddetti verbali della commissione Mitrokin per sostenere che l'Unione Sovietica finanziava alcuni giornali italiani per attuare operazioni di disinformazione. "Tra questi giornali c'era anche Paese sera. Indovinate da quale giornale ha iniziato la sua brillante carriera il giornalista Ranucci: ha iniziato esattamente da Paese sera, evidentemente la disinformatja gli è restata nel sangue", ha affermato il deputato, costruendo un parallelo tra le presunte attività di un tempo e l'attuale linea editoriale del programma, accusata di perseguire un analogo obiettivo di ostacolo politico.

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