Carburanti, in Sicilia cala il diesel ma resta il caro pieno

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Nonostante un timido respiro sui listini, la tregua al distributore continua a mostrare tutti i suoi limiti strutturali, specialmente per chi, come i siciliani, percorre ogni giorno centinaia di chilometri tra autostrade e strade statali. Il dato, diffuso dal Codacons, fotografa un calo del gasolio – sceso oggi a 2,166 euro al litro – e della benzina, attestatasi a 1,790 euro al litro, ma si tratta di una flessione talmente esigua (rispettivamente -1,4 e -0,3 centesimi) da non intaccare quella che, ormai da settimane, si configura come una vera e propria stangata settimanale. Per capire la portata del fenomeno, basta confrontare questi valori con quelli precedenti al conflitto in Iran; un’analisi che restituisce un rincaro ancora pesantissimo, nonostante i lievi ribassi odierni.

Il conto salato del pieno

A fronte di consumi medi giornalieri che non accennano a diminuire – un’abitudine, quella dell’auto, profondamente radicata nel tessuto sociale dell’Isola – gli automobilisti italiani si trovano a sborsare, complessivamente, oltre 148 milioni di euro in più ogni sette giorni rispetto a due mesi fa. Una cifra che, se scomposta, rivela una distribuzione iniqua del sovrapprezzo: da una parte le compagnie petrolifere, che incassano 88 milioni di euro aggiuntivi a settimana, e dall’altra lo Stato, le cui casse registrano un extragettito di 61 milioni nello stesso arco temporale. Si tratta, in sostanza, di un’emorragia di risorse che non accenna a fermarsi, nonostante i numeri della rete ordinaria mostrino una leggera discesa.

Il divario con i prezzi pre-conflitto

Il Codacons, nell’analizzare i dati odierni, ha sottolineato un divario che definiremmo “abissale” rispetto a febbraio, ovvero il periodo immediatamente precedente all’escalation in Medio Oriente. Il gasolio, infatti, registra un incremento che tocca punte del 26% su quella base di confronto; la benzina, seppur meno volatile, cresce del 7%. Questi scostamenti percentuali, tradotti in termini economici per il consumatore finale, significano che ogni rifornimento – lo si faccia in autostrada o lungo le strade urbane di Palermo o Catania – pesa come non accadeva da tempo. Nessuna illusione, dunque, di fronte ai pochi centesimi risparmiati rispetto a ieri.

Un caro che non molla la presa

La fotografia scattata dall’associazione dei consumatori è impietosa, ma non certo sorprendente per chi segue l’andamento del mercato energetico. I 148 milioni di euro settimanali di maggiori spese rappresentano un dato strutturale, che prescinde dalle fluttuazioni giornaliere: anche quando il prezzo del diesel scende, come accaduto oggi, il livello resta talmente elevato da vanificare qualsiasi effetto benefico sulle tasche degli italiani. Le compagnie, dal canto loro, continuano a incassare quella differenza; lo Stato incamera la sua parte. E il pieno, in Sicilia come nel resto della penisola, continua a essere un lusso quotidiano.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.