Assedio a Macron, domani il voto di fiducia per il premier Bayrou. Ma nel mirino c’è il presidente
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Redazione Interno
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PARIGI. C’è chi la chiama operazione kamikaze, chi la definisce una scommessa folle: di sicuro tutti in Francia, da destra a sinistra, la raccontano come la cronaca di una caduta (di governo) annunciata. E domani, lunedì 8 settembre, dopo due settimane di attesa, è il giorno X, quello della verità: quello in cui il primo ministro transalpino François Bayrou, centrista navigato da nove mesi appena alla guida dell’esecutivo, chiederà la fiducia all’Assemblée Nationale sulla legge di bilancio per il 2026, un testo che mira a porre un argine al debito pubblico, il cui peso è divenuto insostenibile. Una mossa, la sua, dettata dalla necessità ma che si trasforma in un calvario politico senza precedenti, considerato che sia il blocco di sinistra che quello dell’estrema destra hanno già preannunciato il loro voto contrario.
La posta in gioco, al di là della sopravvivenza stessa del governo, è altissima e riguarda una serie di dossier cruciali per il Paese, i quali, in caso di caduta dell’esecutivo, finirebbero inevitabilmente nel congelatore dei ritardi parlamentari. Se Bayrou non otterrà la fiducia, i lavori dell’Assemblea, la cui sessione straordinaria si chiude proprio domani, non riprenderanno prima di ottobre, slittando di diverse settimane. A rimanere in stallo, in un’Europa già scossa da instabilità, sarebbero testi fondamentali che spaziano dalla cybersecurity nazionale alla lotta all’artificializzazione dei suoli, passando per la semplificazione in materia urbanistica, lo sfruttamento strategico dei porti e, non ultima, l’ambiziosa programmazione energetica Gremillet.




