Garbo attacca la gestione del Milan: “Un casino, lo gestisce uno che fa il telecronista e uno che va al compleanno di Trump”. Intanto il club sceglie Amorim
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Redazione Sport
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Non c’è pace in casa Milan. Mentre la dirigenza prova a imbrigliare il caos di una stagione fallimentare, incapace di centrare l’obiettivo Champions League, gli attacchi dal mondo del giornalismo diventano sempre più spietati. Daniele Garbo, intervenuto ai microfoni di TMW Radio, ha letteralmente spaccato il vetro della diplomazia, descrivendo una situazione societaria ai limiti del grottesco. La sua critica, che forse suona come un grido d’allarme per i tifosi, si concentra su quella che lui percepisce come una totale mancanza di serietà ai piani alti del club.
"Credo sia un gran casino al Milan", ha esordito senza mezzi termini il giornalista, spostando subito l’attenzione dai singoli errori tecnici alla gestione complessiva del "Diavolo".
Il "gran casino" e le accuse a due volti noti
La provocazione più forte di Garbo, tuttavia, risiede nella personificazione di questo disordine: secondo il suo ragionamento, affidare le sorti di una istituzione come il Milan a determinate figure rasenta l'irrispettosità. La frase che ha fatto più rumore, destinata a rimbalzare per giorni nelle curve e nei talk show, è quella che dipinge un quadro quasi surreale della dirigenza rossonera. "Come si fa a gestire una società come il Milan con uno che fa il telecronista e l'altro che è al compleanno di Trump?", si è domandato retoricamente Garbo.
Un passaggio, quest’ultimo, che non solo fotografa un presunto conflitto di interessi o di priorità, ma insinua il dubbio che l’establishment del club sia più attento alle apparenze o agli eventi mondani che alla pianificazione sportiva. Per Garbo, insomma, manca il "milanismo" e, cosa ancora più grave a poche settimane dall'inizio del mercato, non si vede alcuna programmazione concreta, gettando così chiunque arriverà in panchina in una condizione di difficoltà oggettiva e quasi insormontabile.
La contromossa della proprietà: è fatta per Amorim
Mentre Garbo tuonava contro la disorganizzazione, la proprietà di Gerry Cardinale – che ormai da oltre un anno gestisce il club dopo aver "azzerato" buona parte della vecchia dirigenza – ha deciso di mettere un primo, importante tassello per il futuro. Contrariamente a quanto si possa pensare ascoltando le critiche più feroci, il Milan non è rimasto con le mani in mano: in queste ore è stato raggiunto un accordo totale con Ruben Amorim.
Il tecnico portoghese, reduce da un’esperienza più unica che rara al Manchester United (chiusa con l’esonero lo scorso 5 gennaio), diventerà così il nuovo allenatore rossonero. La firma, attesa a brevissimo in Italia, sancirà un contratto biennale da tre milioni e mezzo di euro netti a stagione, con opzione per il terzo anno e un corollario di bonus legati ai risultati.
La scelta di Amorim, vincente in passato sulla panchina dello Sporting Lisbona dove ha interrotto un digiuno di 19 anni, rappresenta una scommessa chiara: via al progetto giovani e "cocciuti", anche se il fantasma della sua breve e complicata avventura in Premier League aleggia inevitabilmente sullo sfondo di questa nuova era.
Un ritiro precoce e la strategia per il nuovo corso
Curiosamente, il profilo di Amorim si presta a una certa narrazione romantica, sebbene i suoi successi parlino chiaro. Ritiratosi dal calcio giocato a soli 32 anni a causa di persistenti problemi fisici che ne hanno segnato la carriera – dopo una vita da centrocampista tra Benfica, Braga e la parentesi in Qatar –, l’allenatore lisboeta non ha perso tempo per gettarsi in una nuova avventura. La sua filosofia, basata su un gioco intenso e organizzato, è esattamente ciò che Cardinale richiedeva per ridare una scossa all’ambiente.
Tuttavia, l’operazione di restyling non si ferma certo alla panchina. Mentre Garbo critica l’assenza di idee, il club procede su un doppio binario: dopo aver definito l’arrivo del tecnico, si sta lavorando per portare in Italia Markus Krösche come direttore sportivo (strappandolo all’Eintracht Francoforte), il quale a sua volta potrebbe portare con sé Timmo Hardung. Una rivoluzione a tutto tondo, insomma, che mira a costruire una struttura tecnica solida a sostegno del nuovo allenatore, provando a smontare pezzo per pezzo le accuse di superficialità piovute nei giorni scorsi.




