Focolaio di salmonella nel Regno Unito, un morto e 207 casi: le uova importate al centro delle indagini

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Un focolaio di Salmonella Enteritidis sta tenendo sotto scacco le autorità sanitarie britanniche, con un bilancio che al 13 agosto conta 207 casi confermati e un decesso. L'Agenzia per la Sicurezza Sanitaria del Regno Unito (UKHSA) ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale dopo aver identificato un legame epidemiologico tra i contagi e il consumo di uova importate, consumate principalmente in bar, ristoranti e locali pubblici, piuttosto che in ambito domestico.

L'indagine, condotta in collaborazione con la Food Standards Agency (FSA) e altri enti internazionali, si concentra ora sulla ricostruzione della filiera di approvvigionamento per risalire alla fonte esatta della contaminazione, un'impresa resa complessa dalla natura frammentata del mercato delle uova destinate alla ristorazione.

Numeri, età e distribuzione geografica dei contagi

I numeri, seppur contenuti, mostrano un quadro epidemiologico che ha messo in allerta gli esperti. Dei 207 casi confermati, ben 206 sono stati registrati nel corso del 2026, con un picco significativo a partire dalla metà di luglio, a dimostrazione della rapidità con cui il focolaio si è propagato. I pazienti coinvolti rappresentano uno spaccato trasversale della popolazione, con un'età compresa tra i meno di un anno e i 90 anni, e un'età mediana di 30 anni, mentre la distribuzione tra i sessi è pressoché equa (51% donne).

La maggior parte dei casi è concentrata in Inghilterra, dove se ne contano 199, con Londra e lo Yorkshire e Humber a guidare la triste classifica regionale con rispettivamente 47 e 38 episodi, mentre il resto dei contagi si distribuisce tra Scozia (6), Galles (1) e Irlanda del Nord (1). La gravità della situazione è sottolineata dal tasso di ospedalizzazione, che ha raggiunto il 38% delle persone per le quali sono disponibili informazioni, con 34 pazienti ricoverati in condizioni serie e due che hanno sviluppato una pericolosa infezione del flusso sanguigno.

Le indagini: un singolo ceppo, forti indizi sulle uova

Il lavoro degli investigatori si è giovato di tecniche di sequenziamento genomico avanzate, che hanno rivelato un dato cruciale: tutti i 207 casi confermati appartengono a un unico ceppo di Salmonella Enteritidis, un cluster di cinque polimorfismi a singolo nucleotide (SNP) che indica in modo inequivocabile una fonte di contaminazione comune. Questo elemento, unito alle interviste epidemiologiche, ha permesso di focalizzare le ricerche su una pista specifica: il consumo di uova fuori casa.

Ben 95 delle 114 persone intervistate (l'83%) hanno dichiarato di aver mangiato cibo preparato all'esterno nella settimana precedente l'insorgenza dei sintomi. Di queste, 11 hanno riferito di aver consumato piatti a base di uova. Le indagini lungo la catena alimentare hanno permesso di individuare cinque attività commerciali, frequentate da almeno due pazienti non imparentati tra loro, che avevano ricevuto forniture di uova da fonti multiple, compresi importatori stranieri; in due di questi locali sono stati inoltre identificati possibili rischi di contaminazione incrociata.

È importante sottolineare che, al momento, le autorità hanno escluso qualsiasi collegamento con le uova o il pollame prodotti nel Regno Unito, un punto che ha sollevato forti reazioni da parte degli allevatori britannici.

Il precedente del 2025 e le reazioni del settore

Un ulteriore elemento d'indagine è rappresentato dal collegamento genetico, entro una distanza di 25 SNP, con un focolaio di Salmonella Enteritidis verificatosi nel 2025 e già associato al consumo di uova importate, come sottolineato dal dottor Safi Rehman, ricercatore del King's College di Londra. Questo legame suggerisce l'esistenza di una possibile fonte o filiera comune non ancora identificata, rendendo l'epidemia attuale non un episodio isolato, ma il potenziale riemergere di un problema irrisolto.

Nel frattempo, l'UKHSA sta collaborando con altri paesi europei attraverso il sistema di sorveglianza delle minacce alla salute EpiPulse, per verificare la presenza di casi geneticamente correlati al di fuori dei confini britannici.

La vicenda ha acceso un acceso dibattito politico e commerciale: gli allevatori britannici, attraverso la British Free Range Egg Producers Association (Bfrepa) e il British Egg Industry Council, hanno espresso rabbia e preoccupazione, chiedendo al governo l'introduzione di controlli più rigidi sulle importazioni e l'equiparazione degli standard produttivi, poiché le uova importate potrebbero non rispettare i rigorosi protocolli di vaccinazione e tracciabilità, come il marchio British Lion, che garantiscono la sicurezza del prodotto nazionale.

Le raccomandazioni delle autorità sanitarie

Di fronte a questa emergenza, la FSA ha diramato raccomandazioni specifiche per le categorie più vulnerabili, che includono i bambini sotto i cinque anni, gli over 65, le donne in gravidanza e le persone con patologie preesistenti o sistema immunitario compromesso.

Per questi soggetti, è stato consigliato di evitare il consumo di uova poco cotte o dal tuorlo liquido (come le uova all'occhio di bue o in camicia) quando mangiano fuori casa, così come prodotti a base di uova crude come maionese, soufflé e salsa olandese, a meno che non venga certificato l'uso di uova britanniche con il marchio di garanzia.

Il consiglio, come ribadito dal consulente scientifico capo della FSA, Ian Young, è di consumare solo uova ben cotte in questi contesti, mentre per i prodotti acquistati al supermercato, il messaggio rassicurante è che le uova britanniche sono sicure e non sono collegate al focolaio in corso, proprio grazie ai programmi di vaccinazione contro la salmonella. I sintomi tipici dell'infezione, che includono diarrea, crampi addominali, vomito e febbre, richiedono particolare attenzione, e in caso di manifestazione si consiglia di contattare il proprio medico di base.

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