Conte agita il campo largo: "Sulle armi all'Ucraina decidono le primarie". I riformisti Pd insorgono

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Non è servito l'abbraccio di Napoli, e del resto nel Partito Democratico nessuno aveva più dubbi dopo aver visto i manifesti "La guerra la paghi tu" che il Movimento 5 Stelle ha preparato per la campagna elettorale. La barca del "campo largo" non è ancora salpata e già deve fare i conti con una nuova, pesante tempesta. A provocarla, come era inevitabile che fosse, è Giuseppe Conte.

Dal palco della manifestazione PiazzAsiago, il leader pentastellato ha dettato la linea sul conflitto ucraino, rilanciando la questione che da mesi rappresenta il vero e proprio nodo scorsoio per l'alleanza progressista: la politica estera. Nessun sostegno militare a Kiev, ha ribadito, pur confermando la sua apertura ad aiuti economici e sanzioni. Un distinguo che, però, rischia di essere solo un dettaglio rispetto alla voragine che si è aperta sulla gestione del dossier.

Il rilancio delle primarie e la mossa sull'Ucraina

La mossa di Conte è parsa a molti un abile, quanto spietato, colpo di scena. Intervistato nel corso della kermesse, il presidente del M5S non si è limitato a ribadire il no all'invio di armamenti, posizione che ormai è un classico del suo repertorio. Ha fatto di più e di peggio, per i suoi alleati. Ha infatti stabilito che il nodo della politica estera "lo scioglieremo con le primarie. Faremo decidere gli italiani".

La dichiarazione, riportata ampiamente dalla stampa, è esplosa come un petardo in un'aula di tribunale, mandando in fibrillazione non solo la minoranza dem ma anche la maggioranza che sostiene la segretaria Elly Schlein. Sondaggi alla mano, l'idea di trasformare le primarie in un referendum tra il pacifismo, rappresentato da lui, e il "bellicismo" degli altri competitor, è un'arma che preoccupa non poco al Nazareno.

Se dovesse vincere Conte, ha precisato, "il giorno dopo mi batterò in Europa per trovare una soluzione negoziale", e in quel caso il sostegno militare a Kiev sarebbe destinato a cessare definitivamente. Il messaggio è chiaro: chi vince le primarie detta la linea, ribaltando così la strategia del Pd che vorrebbe il programma prima dei gazebo.

La replica del Nazareno e l'avvertimento dei riformisti

La reazione del Partito Democratico non si è fatta attendere e, se possibile, è stata ancor più dura di quanto si potesse prevedere. Igor Taruffi, braccio destro della Schlein e responsabile organizzazione del partito, ha cercato subito di mettere ordine, sottolineando che il campo progressista "dovrà concentrarsi prima nella stesura di un programma condiviso" e solo dopo su eventuali primarie di coalizione.

Il suo intervento è un tentativo di rimettere il carro davanti ai buoi, ribadendo che chi vincerà la consultazione avrà l'onere e l'onore di guidare tutta la coalizione e non solo il suo partito. Ma sono le parole dei riformisti a suonare come un vero e proprio avvertimento. Giorgio Gori, europarlamentare dem, ha lanciato un monito secco: "L'alleanza sì, testardamente, ma non a qualunque costo". Per l'ala più moderata del partito, il sostegno all'Ucraina e la sicurezza dell'Europa non sono negoziabili.

Filippo Sensi, con il consueto tono graffiante, ha definito Conte "il Vannacci del campo largo", accusandolo di promettere "un'agenda filorussa e giocare allo sfascio". Parole che ricalcano quelle di Simona Malpezzi e Lia Quartapelle, secondo cui le dichiarazioni del leader grillino dimostrano la volontà di rompere la coalizione su uno dei temi più alti per la sicurezza del continente.

La sensazione, anche tra i sostenitori della segretaria come Sandro Ruotolo, è che la frattura sia destinata a rimanere aperta: "È chiaro che bisogna smussare", ha ammesso, ma il sostegno a Kiev resta "non negoziabile".

L'assist al centrodestra e le distanze sul programma

La mossa del leader pentastellato è stata prontamente raccolta dal centrodestra, che non ha mancato di sottolineare le divisioni di un'opposizione già in difficoltà. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha attaccato senza mezzi termini: "Conte è libero di stare dalla parte della Russia, dell'aggressore. Magari chieda al suo alleato se sono d'accordo". Un affondo che mira a mettere in luce la contraddizione interna al campo largo, dove su un dossier cruciale come la politica estera le posizioni appaiono ai due capi opposti dello spettro politico.

Ma le divergenze non si fermano al tema ucraino. Conte, nel suo intervento, ha affrontato anche la questione della difesa europea, dicendosi favorevole a una politica comune ma bocciando la linea di riarmo di Germania e Polonia, e ha riaperto il capitolo della Tav Torino-Lione, definendola un "totem" su cui è giusto interrogarsi se serva ancora. Un programma fitto di paletti che sembra sempre più un campo minato per Schlein, costretta a mediare tra le anime del partito e un alleato che, forte dei sondaggi e di una linea chiara, non intende cedere di un millimetro.

La sfida sulla road map del programma

Al di là del merito della questione ucraina, è il metodo a rappresentare il vero terreno di scontro. La strategia del Pd, finora, è stata chiara: prima il programma, poi il candidato. Ovvero, si costruisce la piattaforma comune su cui tutti gli alleati devono convergere, e solo dopo si sceglie il leader che la interpreterà. La mossa di Conte ribalta questo schema, sostenendo di fatto che è il vincitore delle primarie a scrivere il programma, e non il contrario.

Questa visione, come sottolineato da più parti, rende di fatto impossibile la definizione di un documento condiviso a priori, specialmente su un tema così dirimente come il sostegno a Kiev. La richiesta di alcuni esponenti dem, tra cui la stessa Quartapelle, è quindi chiara: Conte deve chiarire se la sua linea, oggettivamente divergente, è compatibile con il programma della coalizione.

In caso contrario, sarà il voto degli elettori del campo largo a decidere, ma le conseguenze in termini di tenuta dell'alleanza e di credibilità agli occhi degli elettori, appaiono, al momento, del tutto imprevedibili.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.