Conte: “Niente armi a Kiev, la linea sull’Ucraina la decideranno le primarie”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il nodo della politica estera, e in particolare del sostegno militare all'Ucraina, continua a dividere il campo largo. A rimettere la questione al centro del dibattito, nel corso della manifestazione PiazzAsiago, ci ha pensato il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, il quale ha dettato la linea del suo partito e lanciato una sfida diretta agli alleati del Partito Democratico sulla gestione del conflitto in corso.

La linea del M5s: no a nuovi invii e la soluzione negoziale

Intervistato dal vicedirettore de La Stampa, Alessandro De Angelis, Conte è stato categorico sulla posizione dei pentastellati in merito al prossimo voto sul sostegno militare a Kiev: "Noi non votiamo il sostegno militare".

Il leader ha poi precisato che il Movimento rimane favorevole ad aiuti economici e sanzioni, ma ha espresso forti perplessità sull'arsenale ucraino, definito "super attrezzato", e sulla destinazione finale delle armi, sollevando il tema di "componenti di destra estrema" e di un "mercato" che farebbe sorgere dubbi sulla loro reale collocazione.

Per il resto, Conte ha ribadito la sua visione strategica, delineando la propria azione nel caso in cui dovesse essere investito della carica di presidente del Consiglio: "Chiamerei Zelensky, lo incontrerei per rassicurarlo: lui è l'aggredito. Ma un attimo dopo chiamerei Putin per imprimere una svolta negoziale". Una posizione, quella di una "coalizione di coraggiosi" più che di "volonterosi", che l'ex premier intende portare avanti in Europa, auspicando una soluzione diplomatica che tuteli gli interessi dell'Ucraina.

La sfida delle primarie per sciogliere il nodo politico

Il tema più caldo, destinato ad agitare le acque della coalizione, è però la procedura con cui il centrosinistra intenderà dirimere le divergenze sull'approccio al conflitto. La risposta di Conte, in merito, è stata secca e provocatoria: "Il nodo della politica estera lo scioglieremo con le primarie: faremo decidere agli italiani".

Con questa dichiarazione, il leader del M5s ha di fatto spostato sul terreno della consultazione popolare la decisione su un tema di politica internazionale, ponendo una pietra miliare nel percorso che porterà alla definizione della futura alleanza. "Se dovessi essere io vincente alle primarie", ha aggiunto, "il giorno dopo mi batterò in Europa per trovare una soluzione negoziale". Una mossa che, di fatto, agita il Partito Democratico, chiamato a confrontarsi con una linea radicalmente diversa da quella sostenuta dalla sua area più riformista.

La reazione del Partito Democratico e dei "falchi"

Le parole di Conte non hanno tardato a scatenare una reazione durissima all'interno del Pd, in particolare da parte dell'ala che sostiene con convinzione il sostegno militare a Kiev. La deputata Lia Quartapelle ha scritto sui social: "Si prenda atto che c'è chi vuole rompere la coalizione, su una materia per noi del Pd del più alto valore, cioè il futuro dell'Europa e la sicurezza del nostro continente".

Ancora più duro il senatore Filippo Sensi, che ha paragonato il presidente del M5s al generale Roberto Vannacci, definendolo "il Vannacci del campo largo" che si agita "promettendo una agenda filorussa e giocando allo sfascio". Un'accusa pesante, che evidenzia la frattura profonda su un tema ritenuto centrale per l'identità stessa del centrosinistra, con Sensi che ha concluso che Conte "dovrà fare pippa".

Anche dal fronte della maggioranza sono arrivate bordate, con il vicepremier Antonio Tajani che ha sottolineato come Conte sia "libero di stare dalla parte della Russia" invitandolo a chiedere al suo alleato Pd se sia d'accordo, evidenziando la "grande contraddizione" del campo largo.

La difesa comune e gli altri dossier aperti

Oltre al nodo ucraino, Conte ha toccato altri temi caldi, ribadendo la contrarietà del Movimento a un piano di riarmo europeo che vede coinvolte Germania e Polonia, auspicando invece una "difesa comune europea" che non sia però strumentale a logiche che definisce pericolose. Sul fronte della Tav, il leader pentastellato ha chiesto una riflessione condivisa con la Francia, definendo l'opera "un totem" di cui si discute da quarant'anni senza che i francesi stiano realmente procedendo ai lavori.

Le dichiarazioni di Conte, quindi, non solo cristallizzano la posizione del M5s in vista delle prossime scadenze parlamentari, ma gettano un'ombra lunga sul percorso di coalizione, con le primarie che si profilano come un banco di prova potenzialmente spaccante per le opposizioni.

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