Gibellina, capitale italiana dell'arte contemporanea nel 2026, presenta il programma "Portami il futuro"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il percorso di Gibellina verso il 2026 si configura come una dichiarazione d'intenti coraggiosa, che affonda le sue radici in una storia di distruzione e rinascita. La città, ricostruita dopo il sisma del gennaio 1968, ha eletto l'arte a suo linguaggio primario, a strumento di cura collettiva e a cifra identitaria indelebile. Quel vasto patrimonio, che oggi conta migliaia di opere disseminate tra musei, piazze e depositi, diventa il fondamento di un progetto ambizioso e pubblico: "Gibellina – Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026". Un'iniziativa, il cui titolo è "Portami il futuro", presentata ufficialmente a Roma e che avrà la sua inaugurazione simbolica a metà gennaio del prossimo anno, in coincidenza con l'anniversario del terremoto.
La sfida di una capitale diffusa
La sfida che attende il centro trapanese, che conta poco più di tremilaseicento residenti, è di quelle che non ammettono mezze misure, considerando il peso di un lascito artistico monumentale e la complessità di gestire un evento di portata nazionale. Si tratta, in effetti, di trasformare un luogo già di per sé museo a cielo aperto, costellato da oltre quattrocento installazioni permanenti, nel fulcro di una riflessione corale sul presente e sul domani dell'espressione creativa. La cura dell'intero programma è stata affidata al direttore artistico Andrea Cusumano, mentre la regia istituzionale vede coinvolti, in uno sforzo congiunto, la Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, la Regione Siciliana, il Comune stesso, il Museo Ludovico Corrao e la Fondazione Orestiadi.
Un anno di eventi per una cultura partecipativa
"Portami il futuro" non si limita a essere una semplice rassegna espositiva, ma aspira a posizionare Gibellina come epicentro di un pensiero mediterraneo rinnovato, che ponga al centro il valore della persona e del vivere comune. L'arte, in questa visione, viene intesa come un diritto fondamentale e un bene collettivo da condividere, piuttosto che come un fenomeno elitario. Per tutti i dodici mesi del 2026, quindi, la città sarà animata da un calendario fitto di mostre, performance artistiche, residenze per creativi e progetti site-specific, tutti accomunati dall'obiettivo di esplorare la funzione sociale della creatività e il suo potere rigenerativo, non solo in termini urbanistici ma soprattutto umani.
Arte come riscatto e identità
La scelta della data di avvio, che si lega intenzionalmente alla memoria del sisma, non è casuale e sottolinea come il progetto sia l'approdo naturale di un percorso iniziato decenni fa. La ricostruzione materiale delle case e delle strade, infatti, fu affiancata fin da subito da una ricostruzione spirituale affidata ad artisti e architetti di fama, le cui opere hanno plasmato il volto attuale della città. Quel dialogo costante tra memoria e innovazione, tra ferita e bellezza, costituisce il vero filo conduttore del programma, che intende dimostrare come la cultura possa essere un motore di coesione e un presidio di futuro, soprattutto per quei territori che hanno conosciuto l'abbandono o la tragedia.




