Raid russi su Kharkiv: bimbi tra le vittime, bilancio sale a 5 morti
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Redazione Esteri
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Mentre Donald Trump e Volodymyr Zelensky si confrontavano alla Casa Bianca, i cieli dell’Ucraina orientale tornavano a riempirsi di droni e missili. A Kharkiv, città simbolo di una resistenza logorata da oltre due anni di guerra, l’ultima notte è stata segnata da esplosioni che hanno sbriciolato case, ucciso civili e lasciato soccorritori a scavare tra le macerie. Il governatore Oleh Syniehubov ha confermato quattro vittime, tra cui una bambina di 18 mesi e un adolescente di 16 anni, mentre una ventina di feriti – alcuni in condizioni critiche – sono stati trasportati in ospedale. Poche ore dopo, un altro attacco nella regione di Zaporizhzhia ha provocato un morto e sei feriti, due dei quali minori.
Le immagini diffuse dalla Procura per i crimini di guerra mostrano l’impatto brutale degli ordigni: interi palazzi sventrati, automobili ridotte a rottami, finestre esplose. Tra le vittime del raid notturno su Kharkiv c’è anche un bambino di due anni, ucciso insieme ad altri due civili quando un missile e un drone hanno centrato un’area residenziale a pochi chilometri dal confine russo. "Tre persone sono morte, tra cui un piccolo. Altre 17 sono rimaste ferite, sei delle quali bambini", ha scritto su Telegram il sindaco Igor Terekhov, sottolineando come la città, già martoriata dall’inizio dell’invasione nel 2022, sia diventata un bersaglio ricorrente.
Gli attacchi, che hanno colpito anche infrastrutture civili, sembrano una risposta al vertice tra Trump e Zelensky, durante il quale il presidente ucraino ha ribadito la necessità di ulteriori aiuti militari. Ma a pagare il prezzo più alto, come sempre, è la popolazione. A Kharkiv, dove i rifugi antiaerei sono ormai routine, i residenti descrivono momenti di terrore: "Ho sentito un boato, poi il soffitto è crollato", racconta una donna sopravvissuta al crollo del suo appartamento. Intanto, i team di emergenza continuano a setacciare le macerie, mentre il procuratore generale Andriy Kostin annuncia l’apertura di un nuovo fascicolo per crimini di guerra. Le prove raccolte – schegge, traiettorie dei missili, testimonianze – finiranno in un dossier che l’Ucraina spera di portare un giorno davanti alla Corte penale internazionale




