Attentato all’Arco di Trionfo a Parigi, uomo ucciso dopo l’aggressione a un gendarme: la procura antiterrorismo apre un’inchiesta
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Redazione Esteri
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La serata di venerdì 13 febbraio, a Parigi, si è trasformata in un incubo nel cuore pulsante della memoria nazionale, sotto le volte dell’Arco di Trionfo. Poco dopo le diciotto, mentre si svolgeva la solenne e quotidiana cerimonia di ravvivamento della fiamma sul Milite Ignoto, un uomo armato di coltello ha fatto irruzione, tentando di colpire un militare della gendarmeria che presidiava l’evento. L'aggressore, la cui identità è stata ricostruita dagli inquirenti e dai primi riscontri giornalistici, è un francese di quarantotto anni, originario del Maghreb e residente ad Aulnay-sous-Bois, nel dipartimento di Senna-Saint-Denis. Il suo gesto repentino ha innescato una reazione immediata da parte delle forze dell'ordine presenti: un altro gendarme, infatti, ha fatto fuoco con l'arma d'ordinanza per neutralizzare la minaccia, centrando l'uomo che, nonostante il tempestivo trasporto in ospedale in condizioni definite critiche, è deceduto poco dopo per le ferite riportate. La piazza, place de l'Étoile, è stata immediatamente transennata e il monumento, simbolo delle glorie militari francesi, chiuso al pubblico, mentre la procura nazionale antiterrorismo (Pnat) ha assunto la direzione delle indagini, segnale inequivocabile della pista seguita dagli investigatori in questa fase.
Un attentatore già noto alle cronache giudiziarie belghe
I primi accertamenti hanno rapidamente delineato il profilo di un individuo con un passato giudiziario pesantissimo e legato a doppio filo alla cronaca nera internazionale. L'uomo, che risulta essere stato in passato detenuto in un'unità per la prevenzione della radicalizzazione, era stato condannato in Belgio nel giugno del 2013 a una pena di diciassette anni di reclusione. La sentenza, emessa dal tribunale di Bruxelles, lo aveva giudicato colpevole di tentato omicidio ai danni di due agenti di polizia, un’aggressione avvenuta a Molenbeek nel giugno del 2012. In quell'occasione, l'uomo non esitò a usare un coltello contro i funzionari, dichiarando ai magistrati inquirenti di voler protestare contro il divieto di indossare il burqa, all'epoca approvato dal parlamento belga. Trasferito in Francia nel gennaio del 2015 per scontare il resto della pena, l'individuo era stato rimesso in libertà solo nel dicembre del 2025, dopo aver scontato integralmente la sua condanna.
Il controllo giudiziario e le minacce premonitrici
Nonostante la scarcerazione, l'uomo non era un soggetto sfuggito al radar delle autorità francesi. Al contrario, al momento della sua uscita dal carcere, era stato sottoposto a rigorose misure di controllo. Gli inquirenti hanno appurato che era registrato nel programma Micas, un dispositivo di sorveglianza amministrativa che imponeva, tra le altre cose, la presentazione quotidiana in questura. Inoltre, era seguito dalla Direzione generale per la sicurezza interna (Dgsi) a causa dell'alto rischio, giudicato concreto, di una possibile recidiva in atti violenti di matrice terroristica. Un elemento inquietante emerso nelle ore successive all'attacco è che l'uomo avrebbe contattato telefonicamente il commissariato di Aulnay-sous-Bois, il suo comune di residenza, per annunciare la sua intenzione di compiere un attentato a Parigi, con un chiaro riferimento a personale militare. Una chiamata, questa, che gli investigatori del Giat (gruppo interministeriale di assistenza tecnica) avrebbero preso così sul serio da riuscire a localizzarlo nei pressi di place de l'Étoile poco prima che scattasse l'ora della cerimonia.
La dinamica dell'aggressione e le urla durante la cerimonia
La ricostruzione di quei concitati minuti, offerta da testimonianze e da fonti di polizia, parla di un uomo che si è avventato con violenza contro uno dei gendarmi che partecipavano al picchetto d'onore, impugnando un'arma bianca, forse un taglierino o un paio di forbici, come qualche fonte lascia intendere. Durante l'assalto, l'aggressore avrebbe gridato frasi di chiara matrice rivendicativa, tra cui: «Non avrebbero dovuto uccidere le nostre mogli e i nostri figli, vedremo chi trionferà sotto l’Arco di Trionfo». Parole, queste, che hanno immediatamente orientato i magistrati dell'antiterrorismo verso l'ipotesi di un attentato a sfondo ideologico, spingendoli ad aprire un fascicolo per tentato omicidio in relazione con un'impresa terroristica. L'azione, fulminea, è stata interrotta solo dai colpi d'arma da fuoco esplosi da un collega della vittima designata, che ha sparato più volte, colpendo l'assalitore al torace e a una gamba. Il ministro dell'Interno, Laurent Nuñez, intervenuto sulla vicenda, ha confermato la gravità del tentativo di "togliere la vita a un gendarme", mentre la salma dell'aggressore è ora a disposizione dell'autorità giudiziaria per i necessari accertamenti autoptici e per fare piena luce su un episodio che riporta la paura del terrorismo nel centro di Parigi.
Keywords: attentato Parigi, Arco di Trionfo, gendarme accoltellato, procura antiterrorismo, Brahim Bahrir
Description: Aggressione con coltello a un gendarme durante la cerimonia al Milite Ignoto sotto l'Arco di Trionfo. L'assalitore, già condannato in Belgio, è stato ucciso dalla polizia. Indaga l'antiterrorismo.




