Prestiti bancari in crescita ad aprile, ma pesa l’effetto della guerra sui mutui

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I prestiti bancari a famiglie e imprese in Italia hanno registrato ad aprile un aumento del 2,7% su base annua, confermando il percorso di crescita avviato a marzo 2025 e mantenendo un ritmo stabile anche nell’ultimo rapporto mensile dell’Abi. Il dato consolida una fase positiva per il credito, che prosegue sia sul fronte dei finanziamenti alle famiglie sia su quello destinato alle imprese, mentre iniziano però ad affacciarsi le prime preoccupazioni legate agli effetti economici della guerra tra Iran e Stati Uniti. L’attenzione si concentra soprattutto sull’impatto che il conflitto potrebbe avere nei prossimi mesi sulla domanda di investimenti e sull’andamento del Pil, fattori che incidono direttamente sulla dinamica dei prestiti bancari.

Secondo quanto emerge dal rapporto dell’associazione bancaria, aprile rappresenta il sedicesimo mese consecutivo di crescita dei prestiti alle famiglie e il decimo mese consecutivo di aumento per quelli alle imprese. I finanziamenti destinati alle famiglie sono cresciuti del 2,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre quelli rivolti alle imprese hanno registrato un incremento leggermente superiore, pari al 2,8%. La media complessiva conferma così il +2,7% già registrato a marzo, segnale di una continuità che, almeno fino all’estensione del conflitto internazionale, indicava una fase favorevole per il credito bancario in Italia.

Abi: crescita dei prestiti confermata prima delle tensioni internazionali

Il vice direttore generale dell’Abi, Gianfranco Torriero, ha spiegato che il quadro del credito risultava positivo prima dell’aggravarsi delle tensioni geopolitiche. L’osservazione principale riguarda ora la capacità di famiglie e imprese di mantenere stabile la domanda di finanziamenti in un contesto economico più incerto. A pesare potrebbero essere soprattutto gli investimenti delle aziende, legati all’andamento generale dell’economia e alla crescita del Pil, elementi che nei prossimi mesi potrebbero influenzare direttamente la richiesta di nuovi prestiti.

Il tema diventa particolarmente rilevante perché l’aumento del credito si inserisce in una fase nella quale molte famiglie italiane stanno già affrontando il rialzo dei prezzi al consumo. L’inflazione annua di aprile, indicata al 2,7%, si accompagna infatti all’aumento di diversi beni energetici e alimentari. In questo scenario, anche il costo del denaro torna gradualmente a salire, con effetti immediati soprattutto sul mercato dei mutui e sulle rate variabili.

Mutui più costosi e tassi oltre il 4%

Gli effetti della crisi internazionale iniziano infatti a riflettersi anche sui tassi applicati ai finanziamenti. Ad aprile il tasso medio sul totale dei prestiti ha superato il 4%, mentre quello relativo ai nuovi mutui è salito fino al 3,43%, alimentando nuove pressioni sui bilanci familiari. La crescita dei tassi interessa in particolare i mutui variabili, che reagiscono più rapidamente ai movimenti dei mercati e alle tensioni economiche internazionali.

Il rialzo dei costi del credito arriva in una fase già segnata dall’aumento delle spese quotidiane, tra rincari energetici e crescita dei prezzi alimentari. La combinazione tra inflazione e aumento delle rate rischia quindi di incidere sulla capacità di spesa delle famiglie e sulla propensione a richiedere nuovi finanziamenti, proprio mentre il sistema bancario stava consolidando una ripresa dei prestiti che durava ormai da oltre un anno. Le prossime rilevazioni saranno decisive per capire se la crescita registrata fino ad aprile riuscirà a mantenersi stabile anche in presenza di un quadro economico più fragile.

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