Oro e argento in rialzo mentre la Fed finisce in tribunale contro Trump
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Redazione Economia
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I prezzi dell’oro e dell’argento stanno guadagnando terreno, spinti da un dollaro in affanno e dal crescente timore di una recessione, che spingono molti investitori verso i beni rifugio per eccellenza. L’indice del dollaro statunitense, infatti, mostra segnali di debolezza – alimentati anche da un clima di incertezza politica – creando le condizioni per una domanda più vigorosa dei metalli preziosi, il cui valore è tradizionalmente inversamente correlato a quello della valuta americana. Questo scenario macroeconomico, caratterizzato da un’atmosfera di attesa e da una ricerca di protezione del capitale, potrebbe potenzialmente spingere le quotazioni verso nuovi massimi, con l’oro che punta ai 4.000 dollari e l’argento ai 42.
In questo contesto già teso, un nuovo elemento di instabilità istituzionale si è aggiunto alla complessa equazione dei mercati. La governatrice della Federal Reserve, Lisa Cook, ha citato in giudizio il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dopo aver ricevuto da quest’ultimo una lettera di licenziamento. La motivazione addotta dalla Casa Bianca per la rimozione dell’alto funzionario – che Trump accusa di aver presentato false dichiarazioni in alcune richieste di mutuo – è stata immediatamente rigettata come un “pretesto” dalla stessa Cook.
Nel ricorso presentato alle autorità giudiziarie, la governatrice ha definito l’azione di Trump “un tentativo senza precedenti e illegale” di rimuoverla dalla sua carica, chiedendo alla corte di dichiarare “illegittima e nulla” la sua destituzione. Cook, la quale sostiene fermamente di essere ancora “un membro attivo del Board of Governors della Federal Reserve”, ha implicitamente accusato il presidente di voler assumere un controllo politico più diretto sull’istituzione finanziaria, la cui indipendenza è considerata un pilastro fondamentale.




