Trump e la Fed, la battaglia legale per il licenziamento di Lisa Cook
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Redazione Economia
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La governatrice della Federal Reserve Lisa Cook, che Donald Trump ha annunciato di aver rimosso dall’incarico lo scorso 25 agosto, ha sporto denuncia contro il presidente, dando il via a un contenzioso giudiziario che mette alla prova i delicati equilibri tra potere esecutivo e autonomia della banca centrale. La causa, definendo “senza precedenti e illegale” l’azione di Trump, contesta le motivazioni addotte dal presidente, il quale ha giustificato il provvedimento citando presunte irregolarità legate a frodi ipotecarie.
La legge federale, che regola i poteri presidenziali in materia, è chiara: un membro del Board of Governors della Fed può essere rimosso soltanto per “giusta causa”, una formula giuridica che implica la sussistenza di elementi concreti di cattiva condotta o di negligenza grave nell’esercizio delle funzioni. L’udienza preliminare dinanzi alla giudice federale Jia Cobb, tenutasi per valutare la richiesta di un ordine restrittivo temporaneo che consentirebbe a Cook di restare in carica in attesa del giudizio definitivo, si è conclusa senza una decisione immediata.
La magistrata, pur riconoscendo che la vertenza “solleva questioni importanti, forse inedite” per l’istituzione, ha preferito rimandare ogni pronuncia, chiedendo alle parti di fornire ulteriore documentazione e di discutere la possibilità di mantenere lo status quo – ovvero la permanenza della governatrice nel suo ruolo – mentre il tribunale esamina nel merito la legittimità del licenziamento. Questo rinvio, se da un lato evita un’escalation immediata, dall’altro prolunga un’incertezza istituzionale i cui effetti si riverberano già sull’economia.




