Crisi politica in Corea del Sud, il presidente Yoon Suk-yeol si scusa per la legge marziale
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Redazione Esteri
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In Corea del Sud, la situazione politica continua a essere caotica. Il presidente conservatore Yoon Suk-yeol, dopo aver proclamato la legge marziale sostenendo che fosse necessaria per contrastare traditori e spie della Corea del Nord, ha tentato un golpe che è stato abortito dopo poche ore nella serata di martedì 3 dicembre. Nonostante le pressioni, Yoon non si è dimesso, ma ha offerto le sue scuse alla nazione in un discorso televisivo, dichiarando che la decisione di dichiarare lo stato di emergenza era nata dall'urgenza che aveva avvertito in qualità di presidente, responsabile ultimo degli affari dello Stato.
Il Parlamento sudcoreano ha respinto la mozione di impeachment contro Yoon Suk-yeol, poiché non è stato raggiunto il numero minimo di votanti necessario. Almeno 200 parlamentari su 300 avrebbero dovuto esprimere il proprio voto affinché questo risultasse valido, ma il Partito del Potere Popolare (PPP) al governo ha boicottato la procedura abbandonando l'aula. Solo 195 dei 300 parlamentari hanno partecipato al voto, che è stato automaticamente abrogato.
Nel suo discorso alla nazione, Yoon Suk-yeol ha espresso il suo rammarico per aver imposto la legge marziale e si è impegnato a non adottare più un simile provvedimento, dichiarandosi disposto ad accettare le responsabilità delle sue decisioni. "Sono sinceramente dispiaciuto e chiedo scusa alla popolazione, che deve essere rimasta molto sorpresa. Non eviterò la responsabilità legale e politica relativa a questa dichiarazione", ha spiegato il presidente.
La crisi politica in Corea del Sud rimane dunque aperta, con un presidente che, pur scusandosi, non ha intenzione di dimettersi e un Parlamento che non è riuscito a raggiungere il quorum necessario per l'impeachment.




