Crisi politica in Corea del Sud, il presidente Yoon Suk Yeol si scusa per la legge marziale
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Redazione Esteri
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A Seoul, la capitale della Corea del Sud, si sono svolte manifestazioni di protesta contro il presidente Yoon Suk Yeol, il quale ha recentemente imposto e poi revocato la legge marziale. La decisione di Yoon ha scatenato un'ondata di indignazione e ha paralizzato la politica del Paese, suscitando preoccupazioni tra i principali partner diplomatici, tra cui il Giappone e gli Stati Uniti.
Le proteste, iniziate martedì, hanno visto cortei di manifestanti marciare per le strade della città, diretti al Parlamento, in attesa del voto sull'impeachment del presidente. Yoon Suk Yeol, in un discorso televisivo, ha chiesto scusa alla popolazione per aver imposto la legge marziale, dichiarando di essere disposto ad accettare le responsabilità delle sue decisioni. "Sono sinceramente dispiaciuto e chiedo scusa alla popolazione, che deve essere rimasta molto sorpresa. Non eviterò la responsabilità legale e politica relativa a questa dichiarazione", ha spiegato il presidente.
Il tentativo dei partiti di opposizione di mettere in stato d'accusa Yoon Suk Yeol sembra destinato al fallimento. La Costituzione sudcoreana stabilisce che una mozione di impeachment debba essere approvata da almeno 200 deputati, due terzi del totale. Tuttavia, solo 195 legislatori si sono espressi a favore della messa in stato d'accusa del presidente. I parlamentari del People Power Party (PPP), lo schieramento conservatore di cui fa parte Yoon, hanno boicottato il voto, contrariamente a quanto annunciato nei giorni scorsi.
La scelta di Yoon di introdurre la legge marziale, poi bocciata dal Parlamento e successivamente revocata, ha paralizzato la politica del Paese e scatenato l'allarme tra i principali partner diplomatici.




