Il governo impugna la legge toscana sul fine vita: la sfida alla Corte costituzionale
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Redazione Interno
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Il governo, riunito ieri in Consiglio dei ministri, ha conferito all’avvocatura dello Stato il mandato di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge approvata dalla Regione Toscana l’11 febbraio scorso, che disciplina il suicidio medicalmente assistito. La norma, la prima in Italia a definire tempi e procedure per l’accesso al fine vita, si basa sulla sentenza Cappato/Dj Fabo del 2019, con cui la Consulta aveva riconosciuto il diritto dei malati terminali a richiedere l’interruzione delle cure, purché in possesso di determinati requisiti.
Secondo l’esecutivo, però, la legge toscana lederebbe le competenze esclusive dello Stato in materia di ordinamento civile e penale, come precisato nel comunicato diffuso a fine Cdm. Una mossa che non ha sorpreso Vittorio Fantozzi e Alessandro Capecchi, esponenti di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, i quali avevano già contestato l’approvazione del testo, definendolo «incostituzionale» e frutto di una «forzatura politica».
La Toscana, intanto, resta l’unica regione ad aver legiferato sul tema, nonostante l’Associazione Coscioni abbia promosso iniziative simili in altre realtà territoriali. La legge, che obbliga il sistema sanitario regionale a fornire risposte chiare entro termini prestabiliti ai pazienti idonei, aveva suscitato reazioni contrastanti fin dal suo varo, dividendo non solo le forze politiche ma anche l’opinione pubblica.




