Ponte sullo Stretto, il Consiglio superiore dei lavori pubblici frena: parere tecnico con 353 pagine di prescrizioni
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Nessun via libera definitivo, ma un parere tecnico che lascia poco spazio agli entusiasmi di chi, nelle scorse settimane, aveva già celebrato l’avvio dei cantieri per il Ponte sullo Stretto. A distanza di quasi trent’anni dal precedente pronunciamento, il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha restituito un documento di 353 pagine che, lungi dal rappresentare un semaforo verde senza ombre, si trasforma piuttosto in un elenco dettagliato di prescrizioni e raccomandazioni su cui il ministero delle Infrastrutture e la società Stretto di Messina dovranno necessariamente tornare.
La senatrice a vita Elena Cattaneo, scienziata e da sempre critica verso l’opera, parla senza mezzi termini di una "bocciatura" tecnica che confermerebbe i dubbi sollevati in questi anni da una parte del mondo accademico e scientifico, anche se la formula ufficiale utilizzata dall’organo consultivo è quella di un parere che individua criticità progettuali da risolvere prima di qualsiasi passo successivo.
Il parere del Consup e i nodi irrisolti del progetto
Il documento approvato lo scorso 6 agosto dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, anticipato nei suoi contenuti principali dal quotidiano Repubblica, mette nero su bianco una serie di osservazioni che toccano gli aspetti più delicati dell’infrastruttura, a partire dalla stabilità dell’impalcato in condizioni di vento estremo fino alla complessa interazione tra i cavi di sostegno e le faglie sismiche che attraversano lo Stretto di Messina.
L’organo consultivo, che ha esaminato il progetto definitivo presentato dalla concessionaria, non ha espresso un parere negativo in termini formali, ma ha invece dettato un pacchetto di prescrizioni tecniche talmente ampio e articolato da rendere di fatto impraticabile un avvio immediato dei lavori.
Si parla di verifiche aggiuntive su modelli strutturali, di approfondimenti geologici e di simulazioni che dovranno essere sviluppate nelle fasi progettuali successive, con un calendario che si allunga inevitabilmente e che allontana ulteriormente la data della tanto sbandierata posa della prima pietra.
Le reazioni politiche e le forzature dell’iter governativo
Nel centrodestra, e in particolare nel vicepremier e ministro Matteo Salvini che ha fatto del Ponte una delle battaglie politiche principali di questa legislatura, si preferisce parlare di un "via libera tecnico" condizionato, ma la sostanza del parere sembra raccontare una storia diversa.
Il governo, con l’avallo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, aveva impostato un iter caratterizzato da decreti e accelerazioni procedimentali che molti osservatori hanno definito forzature, proprio per aggirare i lunghi tempi delle valutazioni tecniche e della cosiddetta fase di consultazione preventiva.
Eppure, nonostante l’intenzione politica di procedere speditamente, il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha dimostrato che la complessità ingegneristica e geologica dell’opera non può essere liquidata con un semplice atto amministrativo, imponendo invece alla società Stretto di Messina quello che la senatrice Cattaneo ha definito un "compito a casa" di dimensioni enormi, prima di poter ottenere il via libera definitivo del Cipess e della Corte dei Conti, due passaggi che restano subordinati al recepimento di quelle stesse prescrizioni.
Il paradosso degli espropri e i ricorsi pendenti
In questo contesto di incertezza tecnica, emerge anche un paradosso amministrativo di non poco conto, legato alla procedura di esproprio delle aree interessate dall’infrastruttura. Sono circa 450 le famiglie e le imprese che si trovano nella zona di intervento, e che rischiano di subire un’occupazione dei terreni senza che vi sia ancora la certezza assoluta della realizzabilità dell’opera, con i presupposti progettuali che potrebbero persino mutare a seguito delle integrazioni richieste dal Consup.
Non a caso sono già stati presentati ricorsi al Tar e, in prospettiva, alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea proprio per contestare questa fase di avanzamento forzato, che molti giuristi considerano potenzialmente viziata da un difetto di istruttoria e da una valutazione d’impatto ambientale non ancora consolidata.
La situazione si presenta quindi come un groviglio di istanze legali e pareri tecnici che rischiano di paralizzare il progetto, mentre i sostenitori del Ponte insistono sulla necessità di non perdere tempo e di cogliere le opportunità di finanziamento, anche se le prescrizioni del Consiglio superiore dei lavori pubblici impongono di fatto una battuta d’arresto che nessuna dichiarazione di intenti può ignorare.
Le prescrizioni tecniche sul vento, i cavi e le faglie sismiche
Il cuore del parere negativo, o meglio fortemente condizionante, riguarda tre macroaree di criticità già note agli esperti del settore ma che il governo sembrava aver sottovalutato nelle sue comunicazioni pubbliche. La prima riguarda il comportamento dell’impalcato del ponte, che con i suoi oltre 3 chilometri di luce sarebbe il più lungo del mondo, sotto l’azione di raffiche di vento che nello Stretto di Messina possono superare i 200 chilometri orari, un fenomeno noto come "solfeggio" che richiederebbe sistemi di smorzamento e profili aerodinamici ancora da validare sperimentalmente.
La seconda criticità è legata alla tenuta dei cavi di sostegno e alla loro resistenza alla fatica, in un ambiente altamente corrosivo come quello marino, dove la manutenzione e la sicurezza a lungo termine pongono interrogativi sui materiali e sulle tecniche di costruzione.
La terza, forse la più delicata, è quella della sismicità: l’area dello Stretto è attraversata da faglie attive e la progettazione antisismica, già oggetto di studi approfonditi in passato, deve essere rimodulata sulla base delle nuove conoscenze scientifiche e delle prescrizioni delle norme tecniche per le costruzioni, con un margine di sicurezza che il Consiglio superiore ritiene non ancora sufficientemente dimostrato.
L’iter autorizzativo tra Cipess e Corte dei Conti
Le prescrizioni del Consiglio superiore dei lavori pubblici non segnano un punto di arresto formale, ma di fatto condizionano tutto l’iter approvativo successivo. Per ottenere il nulla osta definitivo, la società Stretto di Messina dovrà integrare il progetto con le soluzioni tecniche indicate e sottoporle nuovamente al vaglio dei tecnici, prima che il Cipess, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, possa esprimersi sul finanziamento dell’opera.
Parallelamente, la Corte dei Conti è chiamata a valutare la copertura finanziaria e la sostenibilità economica del progetto, un passaggio che potrebbe riservare ulteriori sorprese vista l’entità dell’investimento, stimato in oltre 10 miliardi di euro, e la necessità di reperire risorse pubbliche e private in un quadro di finanza di progetto che appare ancora poco definito.
Nel frattempo, gli uffici tecnici del ministero dovranno lavorare al recepimento delle 353 pagine di prescrizioni, un compito che richiederà mesi di lavoro e che posticiperà inevitabilmente qualsiasi decisione esecutiva, mentre i ricorsi pendenti al Tar e il possibile intervento della Corte europea aggiungono un ulteriore elemento di instabilità a un quadro già di per sé complesso e in evoluzione.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
