La visita di Joseph Aoun a Roma tra Vaticano, diplomazia e la tappa umbra a Santa Rita

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una giornata intensa e articolata, quella trascorsa dal presidente della Repubblica libanese Joseph Aoun, che ha toccato i vertici della diplomazia vaticana e internazionale per poi concludersi con una tappa inaspettata e profondamente sentita, lontana dai riflettori della politica. Dopo l’incontro mattutino con Papa Leone XIV, che ha segnato il momento clou della sua visita a Roma, il capo di Stato libanese si è infatti recato a Cascia, in Umbria, per visitare il santuario dedicato a Santa Rita, prima di fermarsi a cena nella vicina località di Ferentillo.

Un viaggio che intreccia fede, politica e strategie diplomatiche, con la Capitale che si conferma snodo nevralgico delle complesse trattative tra Israele e Libano.

Il faccia a faccia in Vaticano e le preoccupazioni per l’accordo con Israele

Questa mattina, 20 agosto, il Palazzo Apostolico Vaticano ha fatto da cornice al colloquio privato tra Papa Leone XIV e Joseph Aoun. Un incontro che ha avuto al centro la crisi libanese e il precario equilibrio nella regione del Medio Oriente. Sebbene i dettagli del dialogo siano stati riservati, le dichiarazioni ufficiali successive hanno fatto trapelare un clima di forte apprensione.

Il Vaticano, attraverso i suoi canali, ha espresso «vive preoccupazioni» per l’evoluzione della situazione sul terreno, in particolare per i termini dell’intesa raggiunta tra Israele e Libano, che la Santa Sede considera inadeguata a garantire una pace stabile. Il pontefice ha ricevuto il presidente libanese con gli onori del cerimoniale, sottolineando ancora una volta il ruolo della diplomazia e l’auspicio che le parti coinvolte possano trovare soluzioni durature per la tutela delle popolazioni civili.

Al termine dell’udienza papale, che ha visto la partecipazione anche del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, e di monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, Aoun ha voluto ringraziare pubblicamente il Santo Padre. Le sue parole hanno messo in risalto gli «sforzi» del Vaticano affinché Israele ponga fine immediatamente agli attacchi contro i villaggi del sud del Libano, alle infrastrutture e, in primis, contro i civili, chiedendo contestualmente il ritiro completo dalle aree occupate.

Una richiesta che riecheggia le posizioni già espresse da Beirut nei vari tavoli negoziali, ma che acquista un peso diverso quando viene pronunciata a pochi passi dalla Basilica di San Pietro.

Roma quartier generale dei negoziati e l’incontro con Meloni

Non è un caso che Roma, in questo frangente delicato della storia libanese, si stia ritagliando un ruolo da protagonista nel teatro della diplomazia mediorientale. La Capitale ha ospitato gli ultimi sette round di colloqui mediati dagli Stati Uniti, consolidando un primato logistico e politico che Beirut cerca di sfruttare per ottenere maggiore sostegno internazionale.

La visita di Aoun si inserisce perfettamente in questo disegno, con l’obiettivo dichiarato di coinvolgere ulteriormente il governo italiano nella macchina diplomatica, facendo leva sul prestigio di Roma come ponte tra Occidente e mondo arabo. La strategia di Beirut è chiara: ottenere un appoggio concreto per facilitare il ritiro delle truppe israeliane dal sud del Paese e garantire la piena attuazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, che da anni rappresenta il caposaldo della cessazione delle ostilità.

In questo quadro si inserisce l’incontro tra il presidente libanese e il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, svoltosi a margine della cerimonia di inaugurazione dei XX Giochi del Mediterraneo a Taranto. Un faccia a faccia, questo, che ha avuto un duplice valore: da un lato, il consueto scambio di vedute sulla crisi in atto e sull’andamento dei negoziati con Israele; dall’altro, un confronto più pragmatico sugli scenari futuri legati al graduale ritiro di UNIFIL, la forza di interposizione delle Nazioni Unite, il cui ridimensionamento è previsto nel corso del 2027.

La sovrapposizione delle agende – quella vaticana, quella romana e quella istituzionale italiana – dimostra quanto il Libano consideri essenziale l’asse con l’Italia per affrontare le sfide militari e umanitarie che lo attendono.

La tappa umbra tra devozione e tradizione popolare

Ma la giornata di Joseph Aoun non si è esaurita tra i palazzi del potere. Nel pomeriggio, il presidente ha compiuto un gesto che ha sorpreso molti osservatori, recandosi a Cascia per visitare il santuario di Santa Rita. La scelta di omaggiare la santa degli impossibili, particolarmente venerata anche in Libano, ha assunto i contorni di un pellegrinaggio privato carico di significato spirituale. Accompagnato da una ristretta scorta, Aoun ha sostato in preghiera all’interno della basilica, raccogliendosi davanti alle reliquie della monaca agostiniana.

Un momento di silenzio e raccoglimento che ha spezzato il ritmo serrato degli impegni ufficiali, quasi a cercare una protezione celeste per il suo Paese martoriato. La presenza del capo di Stato libanese non è passata inosservata tra i fedeli e i turisti presenti, che hanno assistito a un’immagine inusuale per un luogo solitamente legato a una devozione più popolare che diplomatica.

A suggellare questa visita nella terra di San Francesco, la cena a Ferentillo, un piccolo borgo incastonato tra le montagne umbre. Lontano dal clamore mediatico, Aoun ha scelto di concludere la sua giornata italiana con un pasto in uno dei ristoranti tipici della zona, assaporando le specialità locali in un’atmosfera raccolta e informale. Un gesto che, nella sua semplicità, ha restituito l’immagine di un leader che cerca anche il contatto con le radici più autentiche del territorio.

Un modo, forse, per bilanciare il peso delle trattative internazionali con la concretezza di una terra che, come il Libano, custodisce antiche tradizioni e un forte legame con la fede.

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