"No alla semilibertà per Stasi": la procura chiede la revoca dopo l’intervista a "Le Iene". A decidere sarà la Cassazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Garlasco (Pavia), 31 maggio 2025 – Non è la prima volta che Alberto Stasi, condannato a sedici anni per l’omicidio di Chiara Poggi nell’agosto del 2007, finisce sotto i riflettori per ragioni che poco hanno a che fare con il procedimento giudiziario. Stavolta, però, potrebbe costargli il beneficio della semilibertà, ottenuto l’11 aprile scorso. La procura generale di Milano, guidata da Francesca Nanni, ha presentato ricorso alla Cassazione chiedendone la revoca, dopo l’intervista rilasciata a "Le Iene" lo scorso marzo e andata in onda il 30 dello stesso mese.

Quella conversazione, registrata il 22 marzo senza l’autorizzazione del magistrato di sorveglianza, è stata considerata una violazione delle condizioni imposte a Stasi, che attualmente sconta la pena con misure alternative. Non si tratta di un’occasione improvvisata, ma di un incontro organizzato, come ha sottolineato la procura nel ricorso. Già all’epoca della concessione della semilibertà, la sostituta Valeria Marino aveva espresso parere contrario, e ora l’intervento della procura milanese rilancia il dibattito su una vicenda che, a quasi diciotto anni dal delitto, continua a dividere.

Intanto, il caso Garlasco – riaperto per la terza volta nonostante il tempo trascorso e le difficoltà legate alla scomparsa di parte del materiale probatorio – corre su due binari paralleli. Da un lato, gli investigatori della procura di Pavia stanno riesaminando l’alibi di Andrea Sempio, all’epoca indicato come possibile complice, e i suoi contatti telefonici nella mattina dell’omicidio. Dall’altro, la battaglia legale sulla posizione di Stasi, che dopo anni di carcere aveva ottenuto un primo spiraglio, rischia di richiudersi proprio a causa di un’intervista.

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