Garlasco, l’incidente probatorio non chiarisce il delitto Poggi: tracce di Dna insufficienti e un’impronta inedita

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’incidente probatorio disposto nell’ambito delle nuove indagini sul delitto di Chiara Poggi, la ventunenne uccisa a Garlasco nell’agosto del 2007, non ha prodotto gli elementi risolutivi che la difesa di Andrea Sempio sperava. I risultati, infatti, non sono riusciti a collocarlo sulla scena del crimine, ma, allo stesso tempo, non hanno escluso del tutto la presenza di Alberto Stasi – già condannato in primo grado – nella villetta di via Pascoli dove avvenne l’omicidio. Su alcuni dei reperti chiave, tra cui la cosiddetta "traccia 10", non è stato possibile estrarre profili di Dna sufficienti per un confronto definitivo.

Quella che poteva rappresentare una svolta si è rivelata, invece, un’ulterrea complicazione. I periti incaricati hanno confermato che il materiale genetico rinvenuto non appartiene né a Stasi né a Sempio, lasciando aperta la possibilità che altre persone – mai identificate – siano entrate in contatto con gli oggetti analizzati. Anche i test sui rifiuti domestici, che avrebbero potuto confermare l’ipotesi di una colazione consumata da Chiara con due individui quella mattina, non hanno portato a risultati conclusivi.

A riaccendere l’attenzione degli inquirenti, però, è un dettaglio fino a oggi trascurato: un’impronta di scarpa mai analizzata, rinvenuta sul muro destro delle scale che conducono alla cantina dove fu ritrovato il corpo senza vita della giovane. Quella zona, angusta e macchiata di sangue, è considerata cruciale per ricostruire i movimenti dell’assassino o di un eventuale complice. L’impronta, contraddistinta da una suola a righe verticali, è stata catalogata come "traccia 44" e si trova proprio sotto un’altra traccia palmare già esaminata in precedenza.

I legali di Sempio, da parte loro, hanno accolto con soddisfazione l’esito parzialmente favorevole dell’incidente probatorio, sottolineando come l’assenza di prove certe indebolisca l’accusa. Tuttavia, la Procura di Pavia – che indaga Sempio «in concorso con Stasi o con altri» – non considera chiuso il caso. Le nuove analisi, sebbene non decisive, potrebbero contribuire a riscrivere la dinamica di un delitto che, dopo quasi diciassette anni, continua a dividere investigatori e opinione pubblica

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