Playstation 6, il lancio slitta nel 2028 o 2029: colpa dell’intelligenza artificiale e della carenza di memorie Ram

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’onda lunga della corsa all’intelligenza artificiale, con la sua fame inesauribile di componenti, sta per travolgere le strategie di mercato di Sony, costringendo il colosso giapponese a rivedere i piani per il futuro del gaming domestico. Secondo quanto riportato da Bloomberg e rilanciato da analisti del settore, la prossima console casalinga, che molti davano per scontata intorno al 2027, potrebbe non vedere la luce prima del 2028, se non addirittura del 2029 -1-5. Al centro di questo slittamento, che allungherebbe il ciclo vitale di PlayStation 5 ben oltre la consueta durata settennale, vi è una crisi globale di approvvigionamento delle memorie RAM, il cui prezzo, come segnala Counterpoint Research, è schizzato del seicento per cento nell’ultimo anno a causa della domanda spasmodica di data center da parte di colossi come Amazon, Microsoft, Google e Meta -1-2.

La situazione, che vede i produttori di chip come Samsung, SK Hynix e Micron dirottare la produzione verso i più redditizi chip ad alta banda per l’AI, non risparmia nessuno -1-9. Nintendo, nonostante il trionfale debutto di Switch 2 lo scorso giugno con oltre diciassette milioni di unità piazzate, si trova ora a dover fare i conti con l’impennata dei costi dei componenti -1. Fonti vicine alla casa di Kyoto riferiscono che sia allo studio un possibile aumento del prezzo di listino della console, una mossa delicata che potrebbe ridefinire il posizionamento di mercato di un prodotto partito letteralmente a razzo, ma che ora s contingentata da una fornitura di memoria che incide in modo preponderante sul bilancio finale -6-9.

La strategia di Sony per PlayStation 5: niente aumenti, si punta sui servizi

In un contesto di mercato così complesso, segnato da una volatilità dei prezzi senza precedenti, la dirigenza di Sony ha cercato di tracciare un solco netto tra l’immediato e il futuro. Nella più recente conference call con gli analisti, la CFO Lin Tao ha voluto fugare i dubbi relativi a un possibile rincaro di PlayStation 5, confermando che la multinazionale ha già messo in sicurezza le scorte di memoria necessarie a coprire l’intero anno fiscale in corso. “In futuro, intendiamo negoziare ulteriormente con vari fornitori per garantire una fornitura sufficiente a soddisfare la domanda dei nostri clienti”, ha spiegato Tao, delineando una strategia che punta ad assorbire l’aumento dei costi senza gravare sulle tasche di chi deve ancora acquistare la console.

L’obiettivo, dichiarato senza giri di parole, è quello di minimizzare l’impatto delle tensioni sui prezzi delle memorie concentrandosi sulla “monetizzazione della base installata”, un concetto che si traduce nella volontà di spingere con maggiore aggressività la vendita di software, abbonamenti come il PlayStation Plus e servizi di rete -4-8. In soldoni, Sony sembra intenzionata a proteggere le vendite hardware in un momento cruciale, in attesa di titoli capaci di trainare il mercato come GTA 6, preferendo eventualmente ritoccare il costo degli abbonamenti, una voce che distribuisce l’esborso su tutti gli utenti della piattaforma -7-8.

L’effetto domino sul mercato e la posizione di Nintendo

La carenza di RAM, lungi dall’essere un problema circoscritto, si sta configurando come un fenomeno sistemico destinato a condizionare le roadmap hardware dell’intero settore consumer, dall’elettronica di largo consumo all’automotive. Lo stesso Elon Musk, del resto, aveva lanciato un avvertimento nelle scorse settimane, paventando una stretta sui chip per le auto e ipotizzando persino la costruzione di una fabbrica dedicata per sopperire alle carenze. Per Nintendo, il nodo è particolarmente spinoso: Switch 2, forte di un avvio commerciale che ha polverizzato ogni record, si trova ora davanti a un bivio che impone una decisione entro la fine del 2026.

L’aumento del prezzo della console, se confermato, rappresenterebbe una mossa controcorrente rispetto alla tradizionale politica aziendale, storicamente attenta a scalare i costi di produzione nel corso del ciclo vitale di un prodotto. La pressione esercitata dai data center, che necessitano di memorie sempre più performanti e veloci per addestrare i modelli di intelligenza artificiale, ha distorto il mercato, rendendo il classico approccio dei produttori di elettronica di consumo improvvisamente obsoleto -5-9.

L’impatto della domanda di AI sulla produzione di chip

A monte di questa complessa partita commerciale, che si gioca sui tavoli dei prezzi e delle date di lancio, c’è una mutazione strutturale dell’industria dei semiconduttori. I grandi produttori di memorie, come spiegato da diverse analisi di settore, hanno progressivamente riconvertito le loro linee di produzione per assecondare la domanda proveniente dal mondo dell’intelligenza artificiale, un mercato dai margini sensibilmente più alti rispetto a quello delle commodity per l’elettronica di consumo. Questo ha determinato una contrazione dell’offerta di DRAM “standard”, quelle utilizzate nelle console e nei PC, con un conseguente aumento dei prezzi che, secondo Trendforce, è destinato a raddoppiare ulteriormente nel solo primo trimestre del 2026. Le previsioni degli analisti, tra cui quelli di CCS Insight, indicano che non si vedrà un sostanziale sollievo sul fronte delle forniture prima della fine del 2027, gettando un’ombra lunga non solo su PS6 e Switch 2, ma sull’intero ecosistema dell’hardware videoludico.

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