PlayStation 6, dal leaker nuovi dettagli su memoria e architettura: 30 GB di Ram e niente RDNA 5 puro
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Redazione Scienza e Tecnologia
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A scandire il passo dell’attesa che ci separa dalla prossima generazione di console, contribuiscono in queste settimane le rivelazioni di KeplerL2, informatore le cui fonti nell’ecosistema AMD e Sony si sono spesso rivelate accurate. Le sue ultime dichiarazioni, circolate principalmente sul forum NeoGAF e riprese da diversi portati specializzati, gettano una luce più definita – seppur sempre in assenza di conferme ufficiali – su quella che sarà l’architettura di PlayStation 6. Il punto di partenza della discussione, che ha acceso il dibattito tra gli appassionati, riguarda la natura della componentistica grafica: contrariamente a quanto ci si potesse attendere, la nuova console non adotterà un’architettura pienamente RDNA 5. Si tratterebbe, piuttosto, di una soluzione ibrida, sulla falsariga di quanto visto con l’attuale ammiraglia. "PlayStation 5 ha una semplice architettura RDNA 1 a cui hanno aggiunto il ray tracing", ha tenuto a precisare il leaker nel corso della discussione online, smorzando più di un entusiasmo su presunte personalizzazioni "magiche" operate da Mark Cerny, l'architetto capo delle console Sony. Un’affermazione, la sua, che ridimensiona alcune narrazioni e riporta l’attenzione sul lavoro di ingegneria pratica, più che su interventi strutturali rivoluzionari.
Memoria da record e la strategia dei moduli da 3 GB
Se sul fronte dell'architettura pura si parla di continuità evolutiva, lo stesso non può dirsi per la dotazione di memoria, ambito in cui il salto prospettato appare invece di quelli sostanziali. Secondo le indiscrezioni più recenti, infatti, Sony avrebbe optato per una configurazione a 30 GB di RAM GDDR7 per il modello casalingo, una cifra che non solo raddoppierebbe quasi i 16 GB della PS5, ma supera anche le precedenti previsioni che si attestavano sui 24 GB. La realizzazione tecnica di questo upgrade, come spiegato da KeplerL2, avverrebbe attraverso l'impiego di moduli da 3 GB, dieci dei quali andrebbero a comporre i trenta totali disposti sulla scheda madre. Una scelta progettuale, questa, che comporta l'adozione di un bus di memoria a 160 bit, in leggero calo rispetto ai 256 bit della console attuale, ma compensata – almeno sulla carta – dalla maggiore velocità della nuova memoria. La larghezza di banda complessiva, si vocifera, dovrebbe attestarsi intorno ai 640 GB al secondo, un incremento che, seppur contenuto rispetto ai 576 GB/s di PS5 Pro, promette di gestire con più scioltezza texture più pesanti e mondi di gioco complessi.
Una portatile da 24 GB e i costi di una crisi di settore
Parallelamente alla console tradizionale, le voci di corridoio danno ormai per certa l'esistenza di un progetto parallelo dedicato al gaming portatile. Anche in questo caso, KeplerL2 ha fornito dettagli piuttosto precisi, parlando di un dispositivo handheld che monterebbe 24 GB di LPDDR5X, una tipologia di memoria a basso consumo che garantirebbe prestazioni elevate senza gravare eccessivamente sull'autonomia. Una mossa, quella della doppia release, che ricalcherebbe strategie già viste in casa Microsoft e che punterebbe ad espandere l'ecosistema PlayStation ben oltre il salotto di casa. Tuttavia, l'orizzonte temporale di questi lanci appare ancora piuttosto nebuloso e condizionato da variabili macroeconomiche non trascurabili. L'industria tech globale sta infatti attraversando una fase di tensione nelle forniture di memorie, e la stessa GDDR7, essendo una tecnologia all'avanguardia, sconta costi di produzione elevati e disponibilità limitata. Secondo alcune stime riportate da siti specializzati, il solo comparto memoria potrebbe incidere per oltre cento dollari sul costo finale di produzione di ogni singola PS6, un aggravio che molto probabilmente si rifletterà sul prezzo di listino, spingendolo verosimilmente oltre la tradizionale soglia psicologica dei 500 dollari.
Il confronto con Xbox e l'ombra lunga dell'ottimizzazione
Nel panorama delle sfide tecniche, un capitolo a sé riguarda il confronto con la prossima console di Microsoft, per la quale si vocifera l'impiego di una soluzione più potente dal punto di vista della potenza grezza. KeplerL2 e altre fonti hanno accennato a un divario prestazionale che potrebbe ripresentarsi, con Xbox Next in grado di esprimere una potenza di calcolo superiore percentuali che alcuni report arrivano a quantificare attorno al 30-35%. Eppure, a bilanciare questo eventuale gap interverrebbero fattori legati all'ottimizzazione di sistema e a tecnologie sviluppate in collaborazione con AMD. Il progetto congiunto battezzato "Project Amethyst", per esempio, mira a introdurre tecniche di compressione universale dei dati in grado di ridurre drasticamente l'utilizzo effettivo della banda passante. Ciò significa che, pur con un bus più stretto e un incremento di bandwidth non stratosferico, l'efficienza complessiva del sistema potrebbe tradursi in prestazioni reali superiori a quanto i soli numeri lascino intendere. Un po' come avvenuto con l'attuale generazione, dove le architetture custom e il lavoro a stretto contatto con gli sviluppatori hanno spesso permesso a PlayStation 5 di reggere il confronto con controparti tecnicamente più prestanti.
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