Apple e quella mossa a colpi di miliardi per comprare l’intera riserva di memoria Ram

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Non è più soltanto una guerra di processori o di schermi, ma una battaglia che si combatte nel silenzio delle fabbriche asiatiche, dove si produce la materia prima dell’elettronica moderna: la memoria. Apple, forte di una liquidità che sfiora i 150 miliardi di dollari, avrebbe deciso di trasformare questa crisi strutturale – causata dalla fame di intelligenza artificiale che divora产能 – in un’arma spuntata. La società di Cupertino, secondo fonti accreditate della filiera sudcoreana e non solo, starebbe letteralmente comprando tutta la Ram mobile disponibile sul mercato globale, pagandola a prezzi fuori mercato pur di lasciare gli scaffali vuoti per i rivali.

Una liquidità senza limiti per paralizzare il mercato Android

Non si tratta di una semplice fornitura per i prossimi iPhone o Mac, ma di una vera e propria manovra di accaparramento che ricorda le logiche dei beni di prima necessità in tempo di guerra. La strategia, che alcuni analisti avevano ipotizzato già a inizio anno, è chiara: Apple sta accettando di ridurre i propri margini di profitto – o addirittura di operare in perdita su singoli componenti – per alzare talmente tanto il costo del gigabyte da rendere insostenibile l’acquisto per chiunque altro. Le conseguenze, per i produttori di smartphone e Pc con sistema operativo concorrente, sono sotto gli occhi di tutti: i colossi dei chip come高通 e联发科 avrebbero già tagliato le produzioni di semiconduttori a 4 nanometri per milioni di pezzi, un effetto domino che parte dalla carenza di memoria e finisce per rallentare l’assemblaggio di interi dispositivi.

La risposta dei rivali e l’effetto sui prezzi al consumo

Samsung, che è sia rivale che fornitore, si trova in una posizione ambivalente e ha già iniziato a trasferire l’aumento dei costi sugli utenti finali, alzando i listini di tablet e smartphone di fascia alta in mercati chiave come la Corea del Sud. È una reazione a catena che conferma l’efficacia della mossa melafonina: se Apple può permettersi di assorbire lo shock grazie ai servizi e all’altissimo margine dei Pro, gli altri sono costretti a giocare in difesa. Anche marchi come Xiaomi e altri vendor cinesi hanno dovuto rivedere al rialzo i prezzi dei loro modelli, mentre nel settore Pc si registrano rincari fino a centinaia di euro su singoli modelli.

Un’operazione ad alto rischio che cambia le regole

Questa operazione di mercato, che alcuni insider definiscono una "trappola" a cielo sereno, è resa possibile solo dalla situazione di estrema scarsità di DRAM mobile che stiamo vivendo nel 2026. I produttori, spinti dalla corsa all’intelligenza artificiale, hanno convertito gran parte delle linee produttive per produrre memoria ad alta banda (HBM) per i server, lasciando un vuoto incolmabile nel settore consumer. In questo contesto, Apple non fa che esasperare una tensione già altissima, scommettendo che la sua liquidità possa resistere più a lungo della pazienza degli azionisti dei concorrenti. Se da un lato la Casa di Cupertino lancia sul mercato prodotti come il MacBook Neo a prezzi aggressivi (grazie ai magazzini pieni), dall’altro costringe l’intera industria a un braccio di ferro finanziario dove la posta in gioco è la sopravvivenza dei marchi minori.

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