Simona Cinà, l’allenatore insiste: "Era un’atleta sana". La Procura smentisce la famiglia e indaga
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Redazione Interno
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La morte di Simona Cinà, la ventunenne trovata senza vita nella piscina di una villa a Bagheria durante una festa di laurea all’alba del 2 agosto, continua a sollevare interrogativi. Mentre la Procura di Termini Imerese ricostruisce i fatti, respingendo alcune versioni circolate nelle ultime ore, l’allenatore della giovane pallavolista ribadisce che Simona godeva di ottima salute. "Era un’atleta sana", ha dichiarato, sottolineando che, essendo tesserata per la Federazione italiana di pallavolo, aveva l’obbligo di presentare regolari certificati medici agonistici.
Secondo il sostituto procuratore Lorenza Turnaturi, la ragazza è stata rinvenuta sul fondo della vasca, in un angolo poco illuminato, intorno alle 4 del mattino, da alcuni partecipanti alla festa ancora presenti. Due di loro si sarebbero tuffati nel tentativo di soccorrerla, ma ormai era troppo tardi. La posizione del corpo, lontana dall’area dove erano concentrati bar e servizi, e la presenza di alcolici sequestrati sul posto – come confermato dagli inquirenti – alimentano le domande sulle dinamiche dell’incidente.
La famiglia, però, contesta questa ricostruzione. Gli avvocati dei Cinà hanno parlato di incongruenze, insistendo su dettagli che, a loro dire, non coincidono con la versione ufficiale. Tra questi, la questione dei vestiti – secondo i parenti, Simona non sarebbe stata in costume al momento del ritrovamento – e la quantità di alcol consumata, che i familiari escludono possa aver giocato un ruolo determinante.




