Morte di Simona Cinà, la procura smentisce la famiglia: "Vestiti e alcolici sono sotto sequestro"
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Redazione Interno
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Mentre la notte tra venerdì e sabato scorso volgeva al termine, Simona Cinà, ventunenne pallavolista, si è immersa nella piscina di una villa di Bagheria dove era in corso una festa. Era fra le 3.30 e le 3.45 del mattino, e l’acqua fredda potrebbe averle provocato un malore, facendole perdere conoscenza. «È finita in un angolo buio, poco illuminato, lontano dalla zona dove gli altri ballavano», raccontano i testimoni. Per cinque, forse dieci minuti – un tempo lunghissimo – nessuno si è accorto di ciò che stava accadendo. Quando due ragazzi hanno notato il suo corpo inerte e si sono tuffati per soccorrerla, ormai era troppo tardi.
La procura di Termini Imerese, che indaga per omicidio colposo a carico di ignoti, ha però smentito alcune delle ricostruzioni avanzate dalla famiglia. I magistrati, in una nota, hanno precisato che non corrisponde al vero l’affermazione secondo cui i vestiti di Simona sarebbero spariti: «Sono stati sequestrati, così come bicchieri e alcolici trovati nella villa». Un chiarimento diretto a rispondere alle accuse dei parenti, i quali avevano denunciato «punti oscuri» nella dinamica dei fatti, sostenendo che il luogo fosse stato ripulito per cancellare le tracce.
«Non è vero che i ragazzi presenti si siano disinteressati della sorte di Simona», ribadiscono i pm, sottolineando che alcuni hanno tentato di salvarla. Ma i familiari, attraverso il loro legale, continuano a nutrire dubbi sulla versione del malore, chiedendo ulteriori accertamenti. Le indagini, intanto, procedono: oltre agli abiti della vittima, sono stati posti sotto sigillo anche gli alcolici rinvenuti nella proprietà, per verificare se un eventuale eccesso nel consumo abbia avuto un ruolo nella tragedia.




