Simona Cinà, morta in piscina: sequestrati alcolici e vestiti, la famiglia smentita

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Due giorni dopo il ritrovamento del corpo di Simona Cinà, la ventenne pallavolista annegata in una piscina durante una festa di laurea a Bagheria, i carabinieri hanno sequestrato decine di bottiglie di alcolici, bicchieri e i vestiti della vittima. Gli agenti, come risulta dal verbale, hanno repertato gli oggetti nella villa dove si era svolta la festa, smentendo le dichiarazioni della famiglia, che aveva negato la presenza di alcolici.

I pm, con una nota diffusa lunedì 4 agosto 2025, hanno confermato il ritrovamento, alimentando ulteriori interrogativi sulle dinamiche della tragedia. Per i genitori e i fratelli di Simona – una gemella e un fratello maggiore – resta incomprensibile come una giovane atleta, abituata all’acqua, possa essere annegata in una piscina privata.

Gli esami preliminari, tra cui radiografie e risonanza magnetica eseguite dal professor Giuseppe Lo Re, non hanno rilevato segni di violenza, ma l’autopsia, prevista al Policlinico di Palermo, potrebbe chiarire le cause del decesso. Intanto, il sequestro degli alcolici riapre la questione del possibile ruolo dell’abuso di sostanze nella tragedia, sebbene non vi siano ancora conferme ufficiali.

Mentre la procura prosegue le indagini, i carabinieri stanno ricostruendo i movimenti degli invitati alla festa, concentrandosi anche sulle ultime ore di vita della giovane, il cui corpo è stato trovato privo di vita nella notte tra venerdì e sabato. Quello che emerge, al momento, è un quadro frammentario, in cui le dichiarazioni dei presenti dovranno essere confrontate con le prove materiali.

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